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Il mini-golpe


Giorgio Ambrosoli
Amministrazione azzerata per far fronte ai maggiori impegni del Rieletto o semplicemente prova di forza all’interno della maggioranza? Lo strano caso di quattro assessori defenestrati su otto ed il potere abnorme che il nuovo vice-sindaco assumerebbe.
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Sembrerebbe che le cose non si stiano mettendo granché bene per il Rieletto. Esauriti gli impegni della campagna elettorale, dopo i festeggiamenti stanno arrivando i primi grattacapi. Il 10 luglio si è consumata la prima parte di quello che potremmo definire un mini-golpe. Non completamente assurto al ruolo extra di presidente della provincia, i suoi alleati gli hanno imposto un riallineamento abbastanza consistente della giunta comunale. Il regista nemmeno tanto occulto dell’intera operazione, sembra sia stato il consigliere Gennaro Caracciolo. Già a ridosso degli esiti elettorali si era posto il problema di un rimpasto, presentato come un fatto tecnico dettato dagli avvicendamenti inevitabili tra consiglieri promuovibili ad assessori della nuova provincia. In realtà, pur a voler essere volenterosi nel ravvisare un qualche motivo tecnico, restava abbastanza arduo capire quale potesse essere in concreto; di politici invece ve ne erano a iosa, tanto da indurre qualcuno (sempre il Caracciolo) a chiedere non qualche piccola sostituzione, ma addirittura un azzeramento della giunta. E così è stato.
Vi è il disegno politico di qualche mezzo-stratega dietro queste decisioni? Sicuramente sì. Ed anche l’identità del mezzo-stratega è abbastanza ben delineabile. E’ ovvio che il sindaco avrà il suo gran bel daffare come presidente di una provincia che nasce dal nulla ed è priva di tutto. Nonostante il suo naturalissimo stacanovismo, è probabile che di qualche aiuto dovrà pur disporre nel suo gabinetto. Ed è qui che gli appetiti si fanno copiosi. Chi riuscirà a guadagnarsi il compito di braccio destro, di vice-sindaco, di plenipotenziario, sarà necessariamente anche quello che avrà in mano le chiavi dell’Amministrazione.
Non basta, ovviamente. Tutti gli uomini naturalmente portati al comando sanno che per poter disporre come vogliono delle cose proprie ed altrui, devono necessariamente sbarazzarsi degli avversari, specie se scomodamente alleati. L’azione del Caracciolo è riconducibile a questi semplici principi. E’ giunta l’occasione propizia per riemergere. Da sola non basta, serve anche che nel pollaio non ci siano troppi galli, alcuni fastidiosi, altri addirittura pericolosi. Cancellarli (è l’affare più semplice) e sostituirli con innocui personaggi. Il gioco è fatto, ed a dare uno sguardo alla composizione che ne è derivata, sembra l’esito di una notte dei lunghi coltelli. Via Di Giacomo, via Marcovecchio, via Todisco, via Scaringella, via Malcangio. Dentro Raffaella De Troia, lo stesso Caracciolo, Cristina Saccinto. Anche le deleghe assumono una certa importanza. La figura di Caracciolo è quella preminente. Conquista la poltrona di vice-sindaco, che quando il sindaco si assenterà – è ipotizzabile che accadrà abbastanza spesso – gli garantirà un certo potere oltre che una certa visibilità. D’altronde di quel ruolo si sentiva già titolare da qualche mese, dalla presentazione, nei comizi, del candidato presidente della provincia – sempre molto appassionate e intrise di lodi quasi imbarazzanti all’indirizzo del Ventola – alle risposte che offriva sul web a chiunque attaccasse l’Amministrazione, e non era che un semplice consigliere di maggioranza. Non rimane digiuno di deleghe com’era accaduto per il precedente vice-sindaco, ma ne assume due pesanti: ambiente e lavori pubblici. Quella dell’ambiente era stata di Daniela Travisani, poi dimessasi nell’ottobre del 2008, e passata di conseguenza ad interim a Scaringella (altro defenestrato dell’attuale amministrazione); i lavori pubblici, invece, son rimasti nelle mani del sindaco fino a quando non decise di delegarli ad un consigliere, una sorta di mezzo-assessore senza poteri decisionali, né diritto di firma.
Il secondo uomo forte della neo-giunta Ventola è il professore in pensione Nicola Casamassima, ex repubblicano ed eletto con una lista civica, “Canosa nel cuore”, un po’ meno nel fegato. Diventa una sorta di super-assessore alla cultura. Somma alla delega per le politiche scolastiche e per le attività culturali, quella per il turismo e l’archeologia appartenute a Marcovecchio, grande trombato che si ritrova ad essere comune cittadino senza nemmeno la possibilità di contare su un suo consigliere. L’uomo che prese il suo posto, surrogandolo quando fu nominato assessore, ha lasciato il PRI ed è passato al gruppo misto.
La vera new entry della neo giunta Ventola è tal Raffaella De Troia, personaggio del passato riesumato per l’occasione. Tutti la ricordano quando, nel 2002, da consigliera d’opposizione si prodigò in lodi sperticate all’indirizzo del neo-sindaco Ventola. Un episodio che segnò tanto positivamente il suo destino da farle cambiare casacca da lì a poco. Di lei si erano perse le tracce, ma rieccola rediviva e pronta a rispondere al dovere che la chiama, ci mancava. Per un assessore che viene, uno che va. Ci lascia un altro big di cui in più di un’occasione mi sono occupato, Pasquale Di Giacomo, e sempre per politiche sociali e della famiglia. E’ stato uno degli assessori più bersagliati della precedente giunta Ventola, probabilmente non sempre per colpe proprie. Si è ritrovato a gestire situazioni alquanto difficili, supportato da dirigenti e funzionari che forse non l’hanno mai amato e men che meno tenuto in considerazione. Sospetto l’immediato benservito con il quale, quasi in giornata, i sindaci del Coordinamento istituzionale e la responsabile dell’Ufficio di Piano con il suo staff, hanno salutato nemmeno tanto calorosamente la revoca del mandato, un telegramma di condoglianze.
Inossidabile e fisso come una pianta grassa, permane Pinnelli all’agricoltura, mentre Marisa Rosa – moglie del potentissimo Matarrese – passa dal ruolo di vice-sindaco figurante a quello ben più corposo di assessore al personale, bilancio, tributi, patrimonio e contenzioso. In pratica assume tutte le deleghe che furono di Rosanna Todisco, più quella delicatissima del personale, rimasta fino ad allora non assegnata, quindi riconducibile al sindaco. L’avv. Cristina Saccinto diventa invece assessore alle attività produttive, delega appartenuta a Vitrani, che rimane assessore, ma alle politiche giovanili (ceduta da Casamassima), allo sport (inteso dall’amministrazione Ventola come l’essenza delle politiche giovanili) ed introduce un piccolo conflitto d’interesse, ammesso che il Vitrani rimanga allenatore del Canosa Calcio. Il lavoro per il Vitrani non si ferma evidentemente qui, si occuperà anche di attuazione del programma e di rapporti con enti sovracomunali ed associativi, una sorta di ambasciatore del sindaco presso le associazioni (cosa a cui Ventola tiene tantissimo, visto che rappresentano serbatoi di voti), con la regione e con la provincia di cui il sindaco è presidente. Le deleghe allo sport ed ai rapporti con le associazioni erano appartenute a Sabino Malcangio, anche lui revocato insieme all’innovazione tecnologica ed alla trasparenza, ma su questo non avevamo mai avuto dubbi. E pensare che era stato proprio il sindaco a sostenere l’importanza dei progetti tecnologici in corso ed altri in attesa di finanziamento; quanto alla trasparenza, in molti la avevano presa spesso a ridere.
Non è chiaro cosa ne è della Polizia municipale e dell’Annona, ovvero se l’azzeramento riguarda anche quelle deleghe non assegnate a nessun assessore e che si ritrovano nella disponibilità (seppur molto limitata) dei consiglieri delegati.

Intrigante è la motivazione con cui il sindaco giustifica il rimpastone. Fa balenare l’idea che l’azzeramento della giunta sia dovuto ad una maggiore disponibilità di tempo richiesta ai suoi assessori, consequenziale alla sua elezione. Evidentemente i vecchi dovevano essere in buona parte a mezzo servizio. Ma se fosse così, qualche conto comunque non tornerebbe. Gli assessori hanno loro responsabilità, non cambiano se il sindaco cumula due, tre o quattro incarichi, in tal caso si pone una questione di super-lavoro per il primo cittadino, non per gli assessori, ma il Nostro ha sempre sostenuto che sarebbe riuscito a fare tutto contemporaneamente senza affanni. A meno che voglia delegare parte dei propri poteri ad un suo proconsole o che magari il proconsole li abbia reclamati e sollecitati. Si può parlare di un piccolo golpe? Sì nella misura in cui il nuovo sindaco di fatto disporrà di ampi poteri decisionali e ciò in quanto i sindaci vengono eletti direttamente dai cittadini, ma il Caracciolo si ritrova lì per mediazioni politiche.

L’essenza di quanto accaduto sta proprio in questo. Il Ventola non appare precisamente quello che si definisce un uomo potente, è costretto a mille compromessi tutti frutto dei suoi impegni elettorali. E’ tirato per la giacchetta da tutte le parti. Se dovessimo dare retta ad un articolo comparso su “Il Corriere del Mezzogiorno” qualche mattina fa, dovremmo concludere che i suoi alleati son già passati all’incasso. Ad esempio, si annunciava a chiare lettere che alla Provincia non ci sarebbero state nomine assessorili fra i tecnici, ma che avrebbero ricorso alla bisogna solo tra consiglieri eletti e consiglieri mancati. In altre parole, il Presidente dovrebbe limitare il campo delle scelte a quello che gli viene passato dai partiti, non senza dover sostenere battaglie defatiganti. Probabilmente riuscirà anche ad ottenere parte di quello che si propone, nella trattativa è sempre e comunque abile. Qualcuno potrà obiettare che così è la politica, bellezza, ma non si può far finta di non vedere che quella che Ventola propaganda come la stagione del rinnovamento altro non è che le vecchie pratiche lottizzatorie e spartitorie della peggiore scuola di un passato che ritorna prepotente.

Pubblicato il 13.07.09 h 15:05
Modificato il 19.07.09 h 18:20

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