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Il pianto greco dell’assessore Todisco


Giorgio Ambrosoli
L’Amministrazione rivede il bilancio del Comune al ribasso, limitando soprattutto la spesa sociale, ma alcuni capitoli rimangono stranamente inattaccabili. L’assessore Todisco annuncia, in un comunicato stampa, il suo piano fatto soprattutto di tagli.
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Il consiglio comunale del 31 marzo non deve essere stato un’assise molto piacevole per l’assessore al Bilancio, visto che è stata costretta ad ammettere una dura realtà contabile che avrebbe preferito tenere magari ascosa tra le righe di qualche relazione, le stesse con le quali si dice tutto e non si dice niente. E’ stata costretta ad uscire allo scoperto, tanto da dover ammettere - in un comunicato stampa a conclusione - che il taglio dell’ICI ha prodotto soprattutto ridimensionamenti del bilancio comunale, risorse che si assottigliano a fronte di un aumento di spesa. Il tutto lo sconteranno soprattutto gli assessorati, che si vedranno costretti a rivedere al ribasso i già loro esigui budget per non parlare delle le fasce più bisognose, insomma un discorso da economia di guerra. Procediamo per ordine.

ICI sulla prima casa

L’assessore lo ammette chiaramente e comunque ne va reso merito, quantomeno ha avuto il coraggio di ammettere una realtà scomoda, e per una figura politica interna alla maggioranza che, tra l’altro, è al governo della nazione, è una presa di posizione piuttosto forte.
La manovra inventata dal Governo Berlusconi - ultima carta uscita dal mazzo dell’allora candidato della Casa delle Libertà per convincere gli italiani a dargli fiducia – di tagliare l’imposta comunale sugli immobili, si è rivelata un’ autentica iattura per le casse comunali. In un primo momento, per indorare la pillola ai Comuni, spiegò che sarebbe stata un’operazione indolore, in quanto l’amministrazione centrale dello Stato avrebbe provveduto a reintegrare il mancante di cassa con fondi propri. Quei fondi ci sono stati, ma in misura nettamente inferiore al fabbisogno. Si scoprì in seguito che erano stati sottratti alle infrastrutture dell’Italia meridionale (alla Sicilia in particolare), senza che il neo-governatore Lombardo, eletto con una lista di Centro-Destra, minacciasse sfracelli o pubbliche prese di posizione, e dire che il suo partito (MPA) è addirittura autonomista.
Siamo ai periodi belli, quando per il Berlusca la vita era un sogno e, se paragonata ad oggi, quella sembrava l’età dell’oro. Dopo sono arrivate le sciagure: la crisi mondiale, il terremoto in Abruzzo, l’influenza suina. E pensare che il Genio dei numeri (Tremonti) aveva perfino scritto un libro di cui ancora mena vanto, quando stava all’opposizione, ovvero circa un anno fa. Lui assicura di averla prevista, la crisi, ma riteneva - forse abbagliato dalla sua spocchia - che il crollo dell’economia in America non avrebbe avuto conseguenze in Italia, sennò non si spiega come mai non si sia regolato, da ministro, in anticipo.

La cura

Poco chiara e convincente la cura suggerita. Va bene il contenimento e la razionalizzazione delle spese. Almeno in teoria. Tale soluzione espone a due rischi dei quali diventa arduo discernere e capire quale sia il peggiore. Da un lato produrrà, inevitabilmente, un peggioramento dei servizi offerti e ciò per una ragione abbastanza ovvia. Se la Pubblica Amministrazione si propone di contenere i propri costi, naturalmente dovrà aumentare l’efficienza della propria macchina, formare il personale, spendere risorse, se non si vuole che il tutto si riduca semplicemente ad un mero taglio di budget. Ma nelle parole dell’Assessore non si parla di investimenti, solo di non meglio specificate razionalizzazioni.
Il secondo rischio è che logicamente qualcuno possa pensare che, per loro stessa ammissione, la macchina comunale non sia stata sufficientemente efficiente e razionale se oggi son costretti a dover rivedere alcune misure. In realtà, quella della nostra città è un’amministrazione di destra e lo è in maniera organica, nel senso che riferirsi a certi concetti della Destra tradizionale è per loro come respirare. Come tutte le amministrazioni di destra ritiene che l’intervento pubblico nella vita dello Stato, debba essere sempre e comunque limitato all’essenziale, e, se possibile, corretto al ribasso ogni qualvolta sia consentito. Ritiene che gli impiegati pubblici siano tutti fannulloni e piazzati lì dai partiti (quelli che li hanno preceduti, ovviamente, non da loro) e che l’unica che possa garantire efficienza è l’iniziativa privata. Nulla di strano, quindi, se buona parte della spesa in bilancio sia per iniziative e risorse inevitabilmente drenate verso la libera imprenditoria, quand’anche si trattasse perfino di appaltare la raccolta dei rifiuti.
Ma il problema delle risorse economiche è un fatto serio, tanto che far quadrare i conti diventa un esercizio da acrobati. L’Assessore, stranamente, non calca però la mano sulle entrate che si assottigliano e su una politica di bilancio del Governo centrale che tende a ridurre le uscite a spese d’altri; piuttosto dà la colpa di tutto all’inflazione, alle utenze elettriche che crescono, agli stipendi: un po’ come quando se la si prende con le congiunzioni astrali negative. E’ strano che certi argomenti vengano invocati in periodi di recessione, con gli stipendi che crescono al minimo e con i costi dell’energia, a dire di Tremonti, in caduta.
E la cura? Sempre la solita. Si mantiene inalterata la pressione tributaria dimenticando le mirabolanti promesse di ridurla. E poi si taglia. Tagli alle spese discrezionali degli assessori (con budget che dimagriscono), finanza creativa (ovvero debiti in periodi in cui i prodotti finanziari non sono più tanto popolari), stimolazione del volontariato (cioè manovalanza a costo zero). E tra i tagli anche la “messa in discussione di iniziative consolidate” non meglio precisate ma facilmente intuibili. Insomma, una cura da economia di guerra con la quale chi ne fa le spese sono sempre i soggetti più deboli e le attività che qualcuno ritiene voluttuarie: assistenza ai disagiati, finanziamenti a società sportive, attività culturali. Una sorta di cupio dissolvi della società civile in cui l’individuo si ritrova spinto ad una condizione esistenziale sempre più precaria ed inconsistente.

I soliti fortunati

Torna difficile, a questo punto, capire a cosa si riferisca la Todisco quando scrive di “spinta” agli “investimenti pubblici ben finalizzati che determinano un impatto positivo sulla viabilità del nostro centro”. La viabilità più importante della vivibilità di una città? Di sicuro una città meno inquinata, meno trafficata e meno caotica è senz’altro una città più vivibile. Ma il sospetto è un altro e di ben più bassa lega.
Sembra che voglia mettere le mani avanti per difendere un’altra propagandatissima iniziativa del sindaco, quella del PGUT, sigla astrusa per intendere un nuovo piano del traffico, con conseguenti costosissime consulenze sempre a carico delle casse comunali, una nuova emulazione di quello del 2005 finito miserabilmente come tutti hanno avuto modo di sperimentare.
Le formule criptiche non si esauriscono qui, l’Assessore parla anche di “nuove strutture di interesse pubblico e recupero e riqualificazione del patrimonio comunale”. E dati i precedenti c’è poco da stare allegri. L’amministrazione Ventola è ormai espertissima nell’ereditare dal privato incredibili carrozzoni per gravarli sul pubblico. L’esempio più clamoroso è quello del cinema e teatro D’Ambra che da più di un decennio proiettava solo film pornografici. E’ stato rilevato per quasi duemilioni di euro con immaginabile somma soddisfazione del proprietario; è stato messo nel conto di quei debiti che la collettività avrebbe fatto molto volentieri a meno di pagare, con somma soddisfazione tutta delle banche, e da tempo immemore è cantiere di lavori di ristrutturazione che per tempi di esecuzione, fermi e riprese, è paragonabile forse solo alla Salerno – Reggio Calabria.
In compenso l’amministrazione Ventola ama privarsi di pezzi comunali che invece ai privati fanno molto gola. Il mercato rionale della Zona 167 è diventato, con godimento non trascurabile di un altro imprenditore locale, un grande supermercato. Il deposito dei vecchi mezzi della nettezza urbana si è trasformato in un fabbricato residenziale (anche qui si può scommettere sulla felicità del beneficiato costruttore) ed una vecchia scuola dell’infanzia, mai attivata, in Via Corsica sarà tra poco ospizio per anziani, anche questa una struttura privata.
Tutto materiale non più utilizzato che, forse, opportunamente ristrutturato, poteva servire per qualche servizio sociale. L’amministrazione ha preferito cederlo ai privati. Imperscrutabili rimangono i motivi dell’acquisto dell’ospedale vecchio, un edificio che è stato di proprietà della ASL e sito alle falde della Zona Castello che ancora non si bene cosa ne debbano fare.

Pubblicato il 03.05.09 h 16:50
Modificato il 25.11.09 h 11:39

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