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Il bivio


Giorgio Ambrosoli
Il PD di fronte ad un bivio, conscio che non è possibile proseguire su questa strada. Allearsi con l’UDC con il rischio di spostare troppo verso il centro il suo asse, o seguire la via Emiliano che sembra voler proporre una sorta di lega pugliese allargando il più possibile la coalizione? Tutto questo a circa un anno da un’altra scadenza elettorale (le Regionali) che non si possono perdere.
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E’ indubbio che gli ultimi risultati elettorali hanno sconvolto non poco il panorama politico delle maggiori città della BAT, e se il PD, a livello nazionale, può dire di essere riuscito a contenere le perdite, non dello stesso avviso saranno i dirigenti locali della sesta provincia.
Ci aspettavamo che il rito obbligatorio, dopo ogni elezione, dell’analisi del voto producesse un bagno di sangue ed invece è stata colta la palla al balzo per rimandare il tutto (leader e discussione politica) a dopo le vacanze, quando ci sarà il congresso nazionale.
Intanto qualcosa è accaduto. Hanno atteso i risultati dei ballottaggi per aver chiara la situazione finale e dopo sono arrivati i comunicati ufficiali, le disanime, qualche prospettiva per il futuro. Inutile ribadire che la sconfitta più bruciante è stata quella delle Provinciali nella BAT. Fa autocritica, senza rimettere il mandato, il segretario provinciale del PD, Mennea, dopo che nello stesso partito il 23 giugno si era dimesso quello del circolo di Barletta. Distribuisce un comunicato stampa in cui concentra stranamente l'attenzione sul caso della sua città e sulla sconfitta interna subita per mano della lista “La buona politica” di Salerno, dimentico del fatto che ad Andria, dove lui è segretario provinciale, la situazione è molto più grave e dove la conferma che tutti si attendevano da parte di Pina Marmo, è finita con una sonora sconfitta. Siam proprio sicuri che le responsabilità della Segreteria provinciale non travalichino le mura barlettane e non vadano oltre? Per il momento Mennea si limita a riconoscere che il risultato elettorale è stato inaspettato e al di sopra di ogni previsione negativa, perché si poteva tranquillamente giungere al turno di ballottaggio e perché si è determinato soprattutto a causa di uno scontro politico interno all’area di centrosinistra.
Queste due affermazioni contengono in loro due ottimi motivi per chiedere le dimissioni immediate del Segretario provinciale. In primo luogo perché si ammette di aver trascurato un pericolo, anzi sottovalutato nonostante le avvisaglie non mancassero; in secondo luogo un segretario provinciale non può candidamente dichiarare che le elezioni si son perse a causa di uno scontro interno, seppur attenuate da quel “area di centrosinistra”. Il responsabile di un livello territoriale superiore non può assistere impotente a lotti intestine e dilanianti tra piccoli ras del quartiere. Ha il dovere di intervenire, o quantomeno di rinunciare all’incarico nel caso in cui la situazione non sia recuperabile.
Archiviato, seppur frettolosamente, il passato, si pone il problema del futuro, ovvero di come recuperare quei voti, evitando di ritrovarsi nella posizione imbarazzante di un partito di caratura nazionale che raccoglie consensi meno significativi di una lista civica. Torna l’antico e discusso problema delle alleanze. Verso dove si sposterà l’asse politico del PD?
Domanda difficile a cui si corre il rischio di sbagliare sempre, ogni volta si tenti di dare una risposta. Il problema, semmai, non è questo, quanto chiedersi cosa animi il Partito Democratico nella scelta di un’alleanza. Un partito è portatore di un’idea del mondo, della società. Sono organismi che lavorano nel presente senza trascurare il futuro. Avere una prospettiva è fondamentale. Ciononostante, spesso sono costretti ad affidarsi alla realpolitik per conseguire obiettivi a breve termine che possono tornare utili nel contesto di una visione generale. Quello che rende il PD estremamente vulnerabile è la combinazione di queste due categorie (idealità e realismo politico) in un mix di cui diventa poco chiaro capire dove inizi l’una e dove finisca l’altro. Quale idea di Italia ha in mente il PD dovrebbe corrispondere all’idealità, come realizzarla produce necessariamente compromessi ed un’analisi che non può non tenere conto della realpolitik. Non è chiaro agli italiani ed agli elettori tendenzialmente progressisti, quale sia l’idea di mondo che il PD intenda perseguire, pertanto la sequela di alleanze che man mano vengono proposte, danno più l’idea di un partito tattico che di uno strategico. La perdita di consensi in Nord Italia a favore della Lega sconta questo momento di crisi di identità. Tra l’altro è proprio la persistenza della doppia anima (quella cattolica e quella laica di sinistra) a tenerlo costantemente davanti ad un bivio senza che mai si prenda una decisione precisa verso quale lato svoltare. Certo, se ci fossero regole precise e gli organismi direzionali potessero prendere decisioni nette, il problema non si porrebbe, ma purtroppo non è così. Nella BAT queste contraddizioni sono rese ancora più evidenti da una sconfitta elettorale che ha portato tutto il gruppo dirigente all’impasse. Prima di partire con l’analisi del voto hanno preferito aspettare gli esiti dei ballottaggi, tanto per verificare se la scelta di allearsi con l’UDC fosse premiante, per poi benedirla ed eleggerla , ad esempio, per le prossime elezioni: le Regionali del 2010. Ma siamo proprio sicuri che il tutto si possa ridurre ad una semplice formula, ad un modulo come quelli calcistici? Personalmente io dubito. Prendiamo le dichiarazioni di Emiliano, riconfermato sindaco barese proprio grazie ad un’operazione di questo tipo, ovvero un rassemblement di forze politiche da sinistra al centro.
Nel rispondere alla domanda di un giornalista sulle Regionali del 2010 fa scrivere: Credo che la battaglia elettorale per le Regionali debba escludere la contrapposizione destra sinistra. Se Nichi Vendola dovesse immaginare di fare della sua campagna elettorale un’opposizione destra sinistra credo che perderemmo le elezioni e non coglieremmo il significato di quello che è successo a Bari. Nichi Vendola deve compiere lo sforzo che ho fatto io: deve cucire una grande alleanza dei pugliesi, realizzare un progetto regionale da presentare al Paese.
Emiliano non è solo il sindaco di Bari, ma è anche il segretario regionale del PD, ovvero una personalità che sarà chiamata a decidere le strategie elettorali, le candidature e tra queste anche quella del futuro candidato presidente. Vorrei ricordare che alla candidatura di Vendola si arrivò dopo una delle più riuscite primarie in Italia, in cui il candidato portato da DS e Margherita, l’on. Boccia, fu sconfitto. Se le premesse per l’anno prossimo sono queste, c’è poco da stare allegri. Se si parte dall’idea che in campagna elettorale bisogna escludere le contrapposizioni tra opposte fazioni politiche, bisognerà preoccuparsi prima che anche dall’altra parte siano d’accordo, onde evitare che alle bordate sparate da destra, qualcuno a sinistra risponda con innocui ramoscelli d’ulivo.
Ma c’è un altro elemento che rende quantomeno originali le idee di Emiliano. Quel parlare di pugliesi e non di categorie politiche fa pensare a qualcosa di molto simile alla Lega, ovvero a forze politiche che non si rifanno ad istanze di classe come è sempre stato nel passato, ma ad istanze territoriali. Che sia questa la chiave di volta che farà vincere al PD le elezioni in Puglia? Ovvero la creazione di una sorta di Lega pugliese che dovrebbe far propri interessi interclassisti per poi assumere una dignità più visibile di fronte al Governo nazionale? Di tentativi non ne mancano, dalla MPA a Io Sud. Se ci riuscisse potrebbe ben dire di aver realizzato un miracolo, visto che già verso questa tendenza si stanno muovendo al Nord nel tentativo di creare quel coordinamento invocato da Chiamparino e da Cacciari. Idea suggestiva senz’altro ma un tantino retriva, rimane da chiedersi quanto Nichi Vendola sarebbe disposto a sposare propositi di questo tipo e quanto sia pagante un populismo di sinistra che tradisce proprio le sue tradizioni di classe ed orientate a ben altri orizzonti.

Pubblicato il 01.07.09 h 21:55
Modificato il 25.11.09 h 11:50

Fantapolitica - Meno male che Francesco c’è Prova di collegamento ad un DB

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