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La leggina del contrappasso


Giorgio Ambrosoli
Scontro al calor bianco tra Ventola e Salerno a proposito di un arresto. Storia da una campagna elettorale dove i candidati se le dicono di tutti i colori, non mancando di risparmiarsi reciproche, feroci accuse.
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Può capitare, a volte, che la realtà superi la stessa fantasia e che storie che sembrano scritte per un film dei fratelli Cohen, si trasformino improvvisamente in realtà. Quello che sta accadendo in questa pazza campagna elettorale dimostra una volta di più che le sorprese non mancano mai. Vengo ai fatti. Il 26 maggio viene arrestato a Trinitapoli tale Giacinto Di Benedetto, titolare di una rivendita di pneumatici. L’accusa è di ricettazione. Nei resoconti giornalistici appariva la più pudica espressione di riciclaggio di materiali rubati (pneumatici e fitofarmaci) in aziende del Nord Italia. All’apparenza un normale fatto di cronaca nera come tanti, se non fosse che tale signore è un consigliere di Forza Italia (da poco PDL) di Trinitapoli.
L’arresto di un politico alla vigilia di un’elezione desta sensazione. Anche se il Di Benedetto non è un candidato alla giunta provinciale della costituenda BAT, la vicenda, nel nostro caso, assume i contorni dell’opera buffa. L’arrestato, infatti, è uno dei testimonial che nello spot elettorale, diffuso via internet e per televisioni locali, gioca il ruolo di un giovane imprenditore che si spende per Ventola; non avendo in alternativa altro nume tutelare alle sue istanze se non il sindaco di Canosa. Il suo faccione campeggia perfino in quasi tutte le città della BAT a rendere ancora più imbarazzante la situazione.
Che un arrestato potesse fare la pubblicità ad un condannato in primo grado a otto mesi, può stare nell’ordine naturale delle cose; d’altronde Dio prima li fa e poi li accoppia. E’ evidente che vi è una naturale attrazione tra personaggi che si sentono accomunati da qualcosa. Una volta le chiamavano affinità elettive. Pur nella sua gravità, tuttavia, questa vicenda non rappresenta in sé un grande scandalo se la si rapporta ad altre situazioni già compromesse di loro. L’affare scandaloso vero è che spesso ci si fa usbergo di mal interpretati principi giuridici per estrapolarli, fraintenderli ed estendere il loro uso a campi dai quali dovrebbero essere naturalmente alieni. Capita spesso così che si crea una sorta di cortocircuito tra giudizio popolare, espresso con il voto, e giudizio di giurisdizione espresso con una sentenza, per cui a qualcuno viene facile ritenere che il principio di innocenza, che si applica a chiunque sia oggetto di un procedimento giudiziario, sia estensibile a tutti coloro i quali si candidano a ricoprire una carica politica, con il risultato di creare ampie fasce di apiranti consiglieri, sindaci o presidenti, con problemi pendentidi di giustizia. Il fatto curioso è che qualcuno si spinge fino ad esercitare una sorta di proprietà transitiva, per cui se un condannato viene eletto dal popolo lo si ritiene automaticamente emendato dei suoi reati, in quanto, secondo questa bizzarra teoria mutuata chissà da quale testo di diritto, il giudizio popolare è supremo, di conseguenza ha il potere di trasformare in galantuomini anche chi è sempre stato un delinquente.

Ha fatto bene Salerno a ricamarci su un pezzo? Indubbiamente quel che è vero va detto, ma proprio perché va detto, va anche considerato che quello di Ventola non è l’unico caso di condannati in primo grado che tentano perfino la promozione: solo alle provinciali se ne contano almeno altri due, di noti consiglieri comunali con condanna incorporata, in odore di cumulo di cariche.
Il problema è grosso, se non gigantesco, ma in politica sembra costituisca la normalità avere precedenti con la giustizia. Illuminante è la reazione di Ventola che alle accuse di Salerno risponde piccato annunciando querele. Esordisce raccontando una bugia che saprebbe smontare anche un mentecatto: quella della responsabilità unica dell’agenzia, che gli ha curato la campagna elettorale, nella scelta dei testimonial.
Nessun candidato serio affiderebbe integralmente ad un agente esterno tali scelte, riservando per sé semplicemente la parte del comprimario in commedia. E poi ne conosciamo un po’ di quelli presenti tra le sue fila. Sono tutti militanti del suo partito, non son persone piovute lì per caso. Tentare di scaricare tutte le responsabilità su un service non è elegante per un candidato alla carica di presidente. In quanto ai canoni pubblicitari siamo perfettamente d’accordo sulla simpatia e sulla personalità, ci spaventa quel quant’altro a cui lui fa riferimento.
Inoltre, se bastassero un paio di querele per tutelare il corretto svolgimento di una competizione elettorale, ne saremmo tutti estremamente felici, ma così non è. Nel caso di Ventola spesso si è fatto riferimento al quesito, mai risolto, dei finanziamenti elettorali e della loro provenienza. Come è noto, non è mai giunto alcun chiarimento in merito. Permangono le tecniche della disinformazione, delle notizie a metà, delle allusioni: quelle che servono a far capire all’avversario politico che anche l'opposto schieramento è a conoscenza di particolari (non importa se falsi o fondati) su alcuni candidati, su altri aspetti poco noti e puliti della loro campagna elettorale; fino a giungere all’evangelico, o quasi, “chi non è senza peccato scagli la prima pietra”, con l’aggiunta di nome e cognome dell’eventuale pietra dello scandalo: quello della formazione professionale che coinvolse l’ex assessore regionale Andrea Silvestri, marito della candidata UDC Nadia Landolfi. La chiosa finale delle ben altre considerazioni è illuminate di quale idea di politica Ventola sia portatore. Non ci si difende invocando la propria probità, dedizione, pulizia, onestà. Nessuno si dimette per uno scandalo o per una condanna, ma degli scandali si fa merce di scambio, di battaglia, di lotta politica. Lo scheletro nell’armadio non è un oggetto da rimuovere di cui vergognarsi. Al contrario rimane ben conservato, perché è impossibile che nessuno non ne abbia uno nel suo, basta non violare la regola aurea del non farne pubblica menzione. D’altronde chi è così pulito da potersi permettere di scagliare la prima pietra?

Pubblicato il 07.06.09 h 13:03
Modificato il 15.07.09 h 22:47

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