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Meno male che Francesco c’è


Giorgio Ambrosoli
Il sindaco è costretto a barcamenarsi tra poteri forti e meno forti. Dopo l’inceneritore della SOLVIC e il Parco Tufarelle che non intacca le discariche della Bleu, è la volta del parente di turno che chiede di realizzare due tettoie in un’area protetta. Autorizzazione ovviamente concessa.
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A cosa serve avere come parente un amministratore, specie se comunale, se non si può disporre di qualche piccolo favore? A niente, ovviamente, ragion per cui diventa quasi obbligatorio pretendere qualche piccolo aiutino. Se poi si gestisce un esercizio commerciale, l’aiutino può trasformarsi in qualcosa di molto più importante, se non altro per i risvolti che assumono certi accadimenti.
La storia è quella di una società, la DIBA, legata, per intrecci famigliari, al sindaco e che si è ritrovata ad essere direttamente oggetto di una delibera del consiglio comunale del 28 settembre: “Approvazione verbale Conferenza di servizi del 04.03.2009 relativo ad installazione di alcune tettoie”.
Facciamo qualche passo indietro. DIBA è una ditta individuale che si occupa della vendita all’ingrosso ed al dettaglio di bevande e alimentari non deperibili, già nota per aver adottato Parco Almirante: un vecchio progetto dell’ex-assessore Scaringella in cui per far fronte alla mancanza di personale per la cura e la manutenzione delle aree verdi comunali, si pensò di affidarle a privati o istituzioni che avessero, nel farlo, un qualche interesse. DIBA si assunse l’onere (si fa per dire) di occuparsi del parco, inventato dal nostro sindaco e sito al limitare della Zona 167, in prossimità del nuovo campo sportivo. In cambio ne ricevette un chiosco da tenere aperto nelle afose e affollate serate estive, non senza rimediarci qualche buon affare. Ma non è questo l’unico segno delle attenzioni dell’attuale amministrazione nei suoi riguardi. La sua storia iniziò il 23 luglio del 1986, quando Sansonna Gerardo (legato presumibilmente all’attuale titolare Sansonna Domenico) chiese al Comune il rilascio una concessione edilizia - una come tante - per un edificio di due piani: una casa rurale e un deposito di materiali agricoli. Nulla di particolarmente invasivo. Molti canosini sono contadini a titolo pieno o parziale e quelli che possono, costruiscono casette in campagna. L’autorizzazione arrivò circa sei mesi dopo. A maggio del 1988 chiede una variante in corso d’opera per non ben noti motivi, anch’essa accordata dopo gli ormai consueti circa cinque mesi. Dall’ottobre del 1988 fino al 2002, gli atti prodotti dal Sansonna verso il Comune si fermano. Eppure qualcosa nel frattempo è accaduto e sembra davvero improbabile, conoscendo quelle che sono diventate dopo le attività dei Sansonna, che si siano limitati a coltivare i campi.

Arriva France’

Nel 2002, infatti, un loro congiunto, anche se solo acquisito, spicca il gran passo verso Palazzo di Città. Ventola Francesco – France’ per amici e sodali – diventa sindaco sbaragliando ai ballottaggi il candidato avversario di centro, Santangelo. E, stranamente, proprio in quell’anno, ad iniziare da luglio, i Sansonna si fanno risentire e tornano a bussare alle porte comunali. Il 24 luglio, a qualche mese dall’insediamento di France’, giunge all’Ufficio tecnico del Comune una richiesta a sanatoria, della destinazione d’uso degli immobili già edificati: una chiara autocertificazione dell’illecito commesso. Di agricolo quella palazzina vi aveva avuto poco o niente ed è molto probabile, anzi sicuro, che l’attività di deposito sia stata iniziata molti anni prima; così come è probabile che la sanatoria sia stata chiesta proprio in quel fatidico 2002 per una ragione molto semplice e comunque riconducibile a France’.
Una pratica comunque travagliata, visto che passerà circa un anno prima che le autorità comunali accolgano la richiesta, in modo da trasformare in uffici la casa rurale ed in deposito di bevande quello degli attrezzi agricoli. La storia sembra finire lì. Invece accade che nel 2005 cambia il presidente della Regione Puglia. Fitto perde le elezioni ed il palazzo sul lungomare di Bari lo occupa Nichi Vendola, il quale ha nel programma un’intensa attività di difesa del territorio, tanto da obbligare il Comune di Canosa, come gli altri, a doversi dotare di un Piano Urbanistico Territoriale Tematico Paesaggistico, il famigerato (per qualcuno ) PUTT/P, da quel momento in poi croce e delizia di ogni variante che sindaco e assessori intendono apportare all’assetto morfologico e sostanziale della città.
E le grane arrivano anche per i Sansonna, i quali son riusciti ad ottenere un cambio di destinazione d’uso semplicemente per una palazzina, ma si ritrovano ora a costituire una sorta di enclave per le restanti proprietà, alcune anche loro. Quando il Consiglio comunale, nell’aprile del 2007, approvò il PUTT/P, non si preoccupò tanto delle possibili ricadute e pretese di imprenditori che avevano siti produttivi nelle zone più svariate ed inimmaginabili. Nell’area in cui insisteva il deposito dei Sansonna fu assegnato un A.T.E. (Ambito Territoriale Esteso) di tipo A, ovvero il massimo esprimibile in termini di tutela del territorio (valore paesaggistico eccezionale), né tanto meno si risparmiarono nel fatto di definire nuovi parchi naturali, inserendo le particelle DI.BA. in quelli della Rocca e del Pomerio Ofantino.

Le tettoie della discordia

I nodi vennero al pettine quando la DI.BA. – la società del Sansonna – intese costruire due tettoie per il deposito delle bibite e, analogamente a quanto accaduto per la regolarizzazione della palazzina, ne chiedette – ma questa volta non a sanatoria, bensì seguendo un iter molto diverso – l’autorizzazione. Lo fa nel gennaio del 2008, ovvero a pochi mesi dalla riconferma a sindaco di France’. Per via del quasi omonimo del loro parente che è presidente della Regione e che ha complicato la vita a qualcuno, il Sansonna si affida ad un tecnico estensore della relazione, un consigliere comunale del PDL, già Forza Italia, notoriamente molto vicino a France’: l’architetto Casieri, il quale presenta una situazione molto possibilista in termini edificatori, indicando la zona interessata come parzialmente di ambito C e di interesse solo archeologico (sic) per via del Regio Tratturo che ne lambisce le prospicenze. Per il resto, a detta del Casieri, si può operare tranquillamente, visto che al massimo è previsto un rimboschimento.
La pratica passa agli uffici del settore Edilizia ed Attività produttive che la approvano, accompagnandola con una relazione istruttoria e convocando la Conferenza di Servizi.
Ma nonostante il progetto sia stato ritenuto meritevole di superiore considerazione, nella relazione degli uffici comunali appare un punto misterioso, che sconfessa quasi quella del tecnico di fiducia del Sansonna. Non si fa esplicito riferimento all’ambito di tipo A, ma si ammette che il “progetto presentato è in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti in quanto le particelle interessate dall’intervento ricadono nel vigente PRG in zona agricola speciale”. Quel che segue sembra però contraddire questa prima formulazione. Infatti si sostiene che in realtà, nonostante il ricadere in zone già destinate a parco, le particelle su cui si vogliono costruire le due tettoie sarebbero presenti in zone marginali dal punto di vista paesaggistico, compromesso dai capannoni già in passato sanati e, secondo i solerti funzionari comunali, il danno derivato come impatto sul paesaggio, verrebbe completamente ripianato dalla ricaduta occupazionale.
Il solerte relatore si preoccupa però di far notare che l’eventuale concessione comporterebbe una ridefinizione della zona interessata dagli interventi, trasformando in D6 (artigianale) solo e semplicemente quanto di stretta pertinenza. Un modo di procedere contrario alla logica, ma piuttosto ricorrente, in cui l’attività di programmazione e pianificazione propria dei pubblici amministratori, viene bruciata dall’improvvisa urgenza di qualcuno che ha realizzato un ottimo affare nell’acquistare terreni in zone di valore inferiore (considerato l’uso che ne viene riconosciuto dai piani regolatori) e si ritrova titolare unico di un lotto che lui, e solamente lui, potrà trasformare in sito diverso dalla sua iniziale indicazione.
Le conferenze di servizi che seguono è meglio tralasciarle, visto che la tesi vincente sembra essere quella del Comune, riducendo il tutto a mere richieste di altra documentazione, come se organi politici incaricati di prendere importanti decisioni, trovassero normale abdicare ai burocrati delle carte.
Ciò che consegue è la proposta di delibera che di fatto sancisce pari pari quanto già il SUAP aveva scritto nella sua relazione - ovvero che non esistono vincoli paesaggistici - riclassificando le particelle di proprietà del Sansonna in aree di tipo D6, che suona come qualcosa in più rispetto alla semplice autorizzazione all’installazione di tettoie. In pratica ricaratterizza l’intera superficie per un uso specifico che permetterà al proprietario, in futuro, di intraprendere tutte le iniziative edili che riterrà più utili per la sua attività.
Un copione già noto, se si considera che le recenti delibere del Consiglio comunale, fortemente motivate da France’, hanno realizzato qualcosa di molto simile a questo anche per il parco di Contrada Tufarelle, dove a priori sono state tenute fuori le proprietà di SOLVIC e Bleu. C’è solo una differenza di non poco conto tra i due casi: in quello si istituiva un nuovo parco e lo si faceva tenendo fuori gli interessi sensibili di quelle ditte; in quest’ultimo qualcuno si è visto sì bene dall’occultare il dato che le particelle ricadevano già in un parco bello e definito, ma hanno evitato che, in maniera molto discutibile, si seguisse il ragionamento più logico e di buon senso, ovvero considerarle parti di quel parco a pieno titolo.

Pubblicato il 29.09.09 h 09:22
Modificato il 16.10.09 h 10:03

Fantapolitica - Meno male che Francesco c’è Prova di collegamento ad un DB

Commento di prova

Commento di prova del 11.10.09

Scritto da Geronimo

11/10/2009 00:28:25
Prova di commento

Commento di prova del 11/10/09.

Scritto da Nicolino

11/10/2009 11:22:05
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Scritto da Geronimo

17/10/2009 21:59:59

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