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Comunità di recupero


Giorgio Ambrosoli
La storia, così come rilevabile dai siti internet, degli ultimi anni del nuovo comandante dei Vigili urbani di Canosa.
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Nel precedente post ho raccontato la storia di un concorso per un posto di Comandante della Polizia municipale finito con l’assunzione a tempo determinato, tramite avviso pubblico, di un ex-comandante di Ravenna già allontanato dal Corpo per due inchieste a suo carico. Al momento pesano, su tale signore, una condanna a due mesi commutata in un’ammenda di 2400 euro rimediata in primo grado per peculato ed una prossima comparizione d’avanti al GUP per corruzione.
Con tutti questi condannati (in primo grado) Palazzo S. Francesco tende sempre di più a somigliare ad una comunità di recupero, un caso forse più unico che raro in Italia, con un sindaco, un ex-vicesindaco ora consigliere d’opposizione, un ex-assessore ora consigliere delegato alla Polizia municipale ed un dirigente condannati. A questi si aggiunge uno nuovo cooptato di bella posta, giusto per dare man forte alla comunità così particolare che si è creata.

Il nome di Bartolomeo Schioppa assurge agli onori della cronaca il 04 Agosto 1999 quando su sua denuncia viene condannato a sei mesi di reclusione l’ex-sindaco di Imola, Marcello Grandi. E’ una storia di lettere che arrivano al comando dei vigili urbani in copia anziché in originale, l’Ufficio Protocollo del Comune provvedeva infatti ad aprirle e leggerle. Non si trattò di abuso d’ufficio, ma di rivelazione di segreto d’ufficio. Da quella storia lo Schioppa usciva vincente.
Il 22 Settembre del 2000 l’edizione locale del quotidiano “La Repubblica” rivela che Schioppa fa parte di una quaterna (“i magnifici quattro”, titola il giornale) in predicato alla carica di Comandante dei Vigili urbani di Bologna. Schioppa viene presentato come l’inflessibile in virtù di una multa di 60.000 lire comminata personalmente ad un ciclista che aveva avuto l’avventatezza di invadere il marciapiede della Prefettura con la sua bicicletta.

Gli atti eroici dello Schioppa, rilevati dai giornali, si fermano qui. A partire dal 2002 il Corpo dei Vigili urbani di Ravenna si ritrova ad essere protagonista di episodi che non lo rendono particolarmente simpatico presso i ravennati, e non solo, men che meno popolare.
Il 18 Agosto del 2002 è il sito MarinaDiRavenna.com a riportate un episodio accaduto nel ferragosto di quell’anno: fatto che accade molto di rado. Gli agenti municipali vengono aggrediti da automobilisti inferociti, prima a gavettoni e poi costretti ad autentici corpo a corpo con spintoni, pugni e calci mentre stanno cercando di identificare gli autori delle secchiate. Ovviamente non si tratta di goliardate giovanili; con tutta probabilità l’iniziativa è legata a quanto gli agenti in servizio stavano compiendo lungo le stradine di Marina di Ravenna, ovvero multare gli automobilisti che avevano lasciato la macchina in divieto di sosta, cioè la maggior parte di loro. Schioppa nelle sue dichiarazioni esclude possa essere questo il motivo, anche se poi ammette che se le leggi esistono, vanno rispettate.

L’anno 2003 a Ravenna (sempre con il Comandante Schioppa) è quello degli autovelox fantasma. La storia è raccontata da alcuni giornali e rimbalza su più di un blog. Sembrerebbe che una delle automobili di rappresentanza del Sindaco, una Alfa 164 per la precisione, sia stata dismessa da quest’uso per sopraggiunti limiti chilometrici. Viene affidata alla Polizia municipale che la riconverte prontamente a postazione mobile per autovelox. Apparentemente nulla di strano se non fosse per il fatto che l’auto è priva di contrassegni che la identifichino come auto di servizio. A bordo vi gira una pattuglia di agenti municipali muniti di autovelox che fotografano ignari automobilisti che dopo qualche settimana si vedono notificate multe stratosferiche e punti ridotti sulla patente. A Ravenna si scatena un putiferio e finiscono sul banco degli accusati sia Schioppa che il Sindaco, nonostante il Prefetto fosse stato abbastanza chiaro su alcuni dettagli importantissimi da curare quando si prestano opere di questo tipo. Innanzitutto la presenza di agenti di polizia non deve essere occulta, ma ben chiara e visibile, considerato che la loro opera non è solo di repressione, ma anche di prevenzione. Le automobili utilizzate devono essere quelle di ordinanza e ben distinguibili; la presenza di rilevatori di velocità deve essere annunciata da cartelli e gli automobilisti che infrangono il codice in città devono essere fermati, salvo particolari indicazioni.

L’anno 2005 riporta la Polizia Municipale, diretta da Schioppa, agli onori delle cronache sempre per una questione di parcheggi e di multe per divieto di sosta. Teatro delle operazioni è, come ormai di consueto, Marina di Ravenna. Un articolo del “Corriere Romagna” pubblicato dal sito MarinaDiRavenna.com, racconta di una quasi azione punitiva contro sosta selvaggia. Vengono colpiti anche i bagnanti più mattinieri che lasciano la macchina posteggiata ai margini della Statale e che non usufruiscono volontariamente di un nuovo parcheggio con posti disponibili in Via Trieste. La cura Schioppa nel fine settimana precedente il 28 giugno del 2005 rende parecchio in termini di multe, un’autentica impennata: dalle 50 o 60 dei week-end precedenti alle 570 di quest'ultimo. Il Comandante si augura che la cura “un po’ più pesante” riduca gli automobilisti a più miti consigli.
I guai di questa estate non finiscono qui, la stagione calda si chiude con un episodio bollente. E' sempre il Corriere Romagna a riferire, il 04 Settembre, di un altro episodio simile a quello del Ferragosto 2002, quando i vigili urbani furono presi a gavettoni e poi spintonati da alcuni bagnanti. La si potrebbe definire l’era ante-litteram dei sindaci sceriffo. Gli agenti municipali cambiano genere di infrazione da perseguire, compiono un salto di qualità. Da castigatori di automobilisti indisciplinati si trasformano in Starsky e Hutch e dichiarano guerra agli ambulanti abusivi: i “vù cumprà” che affollano le spiagge della riviera con i loro capi o oggetti taroccati. Si va sul pesante, vendere merce contraffatta è un reato penale e per chi acquista si ipotizzano reati che vanno dalla ricettazione (peggiore dei casi) all’incauto acquisto. In altre parole non si tratta di attività da vigili urbani. Ma la Legge Finanziaria di quell’anno ha dichiarato guerra alle firme contraffatte e il desiderio di legge ed ordine che si va diffondendo fanno il resto, accompagnato dalla Lega che spinge per la creazione di una polizia locale con più ampie competenze. Solo che gli agenti di Schioppa non hanno calcolato la variabile imprevedibile, ovvero la reazione degli ambulanti abusivi al sequestro della merce. I "vù cumprà" scappano alla vista dei vigili abbandonando le loro mercanzie sulla spiaggia. I vigili le raccolgono tutte e le caricano su due macchine. Gli ambulanti non ci stanno a farsi sequestrare le loro poche cose e non ci vedono più. Circa una trentina di loro accerchiano i vigili urbani e gli aggrediscono intimandogli di restituire il sequestrato. Scoppia una bagarre che ha del più incredibile ancora, tra le due fazioni in lotta si frappongono i bagnanti, i quali prendono addirittura le difese non degli agenti, ma dei venditori abusivi. Una reazione che da sola basta e avanza per far capire quali siano i rapporti che intercorrono tra Corpo dei Vigili urbani e cittadini locali.
Le dichiarazioni di Schioppa sono ovviamente indignate, non tanto nei confronti degli ambulanti, quanto dei bagnanti che li hanno difesi. Minaccia di tornare e in quell’occasione i disturbatori saranno addirittura denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.

Nota introduttiva:
Qualche giorno fa, tra i commenti apparsi in home-page sul sito Canosaweb.it in merito alla situazione del canale Lamapopoli, un forumist che si fa chiamare Robespierre, invocava l'intervento del nuovo comandante delle guardie municipali a riguardo ed aggiungeva (sue testuali parole) "Gent.mo Comandante Schioppa noi cittadini le diamo fiducia, non ci interessa il suo passato, tutti hanno diritto ad un'altra chance".
Anch'io sono convinto che tutti abbiano diritto ad un'altra possibilità, purtroppo quello che a questo sito non va (chiamatelo pure giustizialista) è che ci siano persone a cui vengono riservate tante chance, forse troppe, e altre che si ritrovano bruciata quell'unica opportunità che hanno avuto.
Il caso del Comandante Schioppa non si sarebbe mai posto se avesse vinto un regolare concorso e se il suo passato fosse stato immacolato, ma ciò non è accaduto per la precisa volontà politica di qualcuno; come non si sarebbe mai posto se nel bando pubblico non ci fosse stato scritto che era necessario quel requisito: non avere condanne penali.
Sappiamo tutti che la materia giustizia è alquanto complessa e procellosa e che forse ci saranno una marea di cavilli per ritenere non impugnabile l'assunzione del Comandante Schioppa.
Sappiamo anche che nella declaratoria delle condanne penali qualcuno compila le hit-parade stilando la classifica di quelle che sarebbero lesive dell'onore personale e di quelle che al contrario addirittura lo rafforzerebbero.
Sappiamo altresì che la nomina del nuovo comandante ha un indubbio carattere politico, più che altro, e i politici sono soggetti alla giurisdizione (la nostra è una repubblica, non un principato) ed alla critica legittima dei cittadini, attività nella quale Robespierre stesso giustamente non si contiene (cito ancora dal suo post "I nostri politici, anche i paladini del popolo dell'opposizione non hanno avuto il coraggio di risolvere il problema.....difensori dei deboli a parole o solo per farsi pubblicità sui giornali, non hanno esitato ad attaccarla...).
Peranto ritengo doveroso, per chi milita dalla parte avversa a quella di Robespierre o più semplicemente non ne condivide i principi, schierarsi, dire la sua, evidenziare alcune incongruenze, denunciarle. E' scomodo e perfino demodè, ma al mondo esistono anche i rompiscatole e questo sito si fregia di annoverarsi in quella schiera.


Il 14 Ottobre del 2005 arriva però una doccia fredda per tutti i comuni in generale, la Commissione Lavori pubblici ha infatti approvato un emendamento al decreto di sanatoria della patente a punti in cui ha predisposto che l’ottanta per cento degli introiti comunali da multe per eccesso di velocità siano da versarsi al Governo. Il sospetto che i Comuni utilizzassero le multe come una sorta di finanziamento occulto per raddrizzare bilanci sempre più rabberciati, è sempre stato vivo e nel caso anche al Comune di Ravenna sono arrivate accuse di questo genere sempre smentite dal Sindaco. Ma Schioppa rende noti gli introiti da contravvenzioni solo per gli autovelox: 10000 multe nel 2004, stimato un incasso di circa duemilioni di euro. L’annus horribilis per Schioppa è senz’altro il 2006. Il sito Ravennanotizie.it dà la notizia, il 17 Maggio 2006, che Schioppa è già un ex comandante dei Vigili urbani e che è stato interrogato dal PM per circa due ore per ipotesi di reato che vanno dal falso ideologico all’abuso d’ufficio. Sempre laconicamente la nota giornalistica cita storie di cartellini marcatempo, certificati medici rilasciati dal suo medico personale e rapporti anomali con la concessionaria d’auto giapponesi di Mezzano. Sempre nello stesso giorno Schioppa viene stato sostituito al comando dei Vigili urbani. Il sito Ravenna & Dintorni è invece più dettagliato sulle sorti di Schioppa: fa risalire la revoca dell’incarico di comandante al 11 Maggio 2006 ad opera del Commissario Fusco e la sua assegnazione temporanea fino a scadenza del mandato (30 Giugno 2006) al Servizio di Protezione Civile. Le indagini su Schioppa comunque non si fermano ed il 30 giugno (quindi alla scadenza naturale del suo mandato) il sito Ravennainforma.it aggiunge nuovi elementi alle indagini in corso ed in particolare in relazione ai suoi rapporti con la concessionaria automobilistica di Mezzano. Il Pubblico Ministero Chiapponi riformula, dopo aver valutato le carte, l’accusa nei suoi confronti: da abuso d’ufficio a corruzione, ed indaga anche il titolare della concessionaria. Secondo la ricostruzione dell’accaduto fatta dalla Guardia di Finanza, Schioppa e la moglie avrebbero acquistato negli anni che vanno dal 2000 al 2005 ben nove automobili tutte dalla concessionaria di Mezzano. Le stesse rimanevano di loro proprietà per periodi inferiori all’anno, dopo venivano cedute al rivenditore in cambio di nuovi modelli. Fin qui tutto apparentemente normale. Molta gente, in ragione del proprio tenore di vita, cambia spesso la macchina, ma quello che insospettisce gli inquirenti è il fatto che Schioppa godeva di forti sconti all’acquisto, ma rivendendole gli veniva riconosciuto un prezzo addirittura superiore a quello sostenuto la prima volta. Hanno calcolato che da questi movimenti non solo Schioppa ha viaggiato per cinque anni buoni su macchine nuove fiammanti, ma ha messo da parte un discreto gruzzoletto: 15000 euro secondo l’accusa. A far scattare l’ipotesi di reato sono gli ordini di acquisto firmati dal Comandante per le automobili di servizio. Dal febbraio 2001 al dicembre 2004 il Corpo dei Vigili urbani si è approvvigionato di nuovi dodici modelli, dieci dei quali tutti ritirati dalla concessionaria di Mezzano. Non si accontentava di automobili qualsiasi, in ben nove casi aveva chiesto una Suzuki Liana 1600, ed in un solo caso il dirigente dell’Ufficio veicoli del Comune aveva avuto da obiettare sull’indicazione così precisa ed accurata delle marche, del tipo e della cilindrata. Si calcola che la concessionaria abbia guadagnato circa 16000 euro da questa attività, un po’ di più di quanti ne ha incassati lo Schioppa stesso. Il Resto del Carlino del 02 Agosto 2006 fornisce le spiegazioni, a tratti poco convincenti, a tratti surreali, dei motivi per i quali Paolo Dradi (il concessionario Suzuki) non ritiene di averci rimesso vendendo automobili a Schioppa. Lo fa in una memoria difensiva consegnata ai PM. Dradi spiega che Schioppa è da lui considerato come un prestigioso veicolo pubblicitario che assicura un certo ritorno di immagine. Da cosa dipenderebbe? Dal fatto, spiega Dradi, che il comandante ha una grandissima capacità di tirare sul prezzo (tanto che in certi casi il concessionario perfino ci rimetteva), inoltre fa girare le macchine, ovvero ne acquista sempre di nuove. Se il prestigio fosse legato solo a questo, molta gente che ricopre incarichi ben più importanti dello Schioppa e magari anche più taccagna, correrebbe da Dradi ad acquistare macchine nuove, ma da Dradi ci va solo Schioppa. In realtà, quando si scende sul piano tecnico e contabile, la difesa sostiene che non è vero, in contrasto con quanto sostenuto dalla Procura, che Dradi vendeva automobili ad un prezzo inferiore a quanto le pagasse al fornitore; semplicemente Dradi vendeva allo Schioppa macchine a cui il fornitore praticava ulteriori sconti e Schioppa si accontentava di acquistare automobili che nessuno voleva, “fondi magazzino” li definisce Dradi. Mettendo insieme le due premesse potremmo concludere che Schioppa era bravissimo nel tirare sul prezzo di modelli che sarebbero rimasti invenduti. Ma la circostanza ancora più curiosa è che le macchine usate che Schioppa rigirava a Dradi, avevano un gran mercato. Dradi asserisce, infatti, che c’era pronto sempre un nuovo compratore, attirato anche dalla garanzia della casa non ancora completamente estinta. Aggiunge, Dradi, che il guadagno per singola vendita poteva anche essere esiguo, ma veniva rafforzato dalla frequenza dei contratti che stipulava per ciascun autoveicolo.

A distanza di circa due anni, più precisamente il 14 Marzo 2008, il sito RomagnaOggi pubblica la notizia del rinvio a giudizio dell’ex-comandante Schioppa per i reati di corruzione, truffa e falso. Evidentemente il GUP non ha creduto al memoriale di Dradi, rimanendo confermata l’accusa di corruzione.

Il 26 Marzo 2008 è la Corte dei Conti a chiedere i danni agli imputati. Lo rivela il Resto del Carlino ma i fatti a cui si riferiscono i giudici contabili sono altri. Si tratta di un nuovo procedimento aperto sempre dal PM Chiapponi, ma per un fatto diverso dove, oltre allo Schioppa, sono imputati altri sei appartenenti al Corpo dei Vigili urbani. Viene a tutti contestato il reato di truffa e peculato per un paio di corsi tenuti a Riva del Garda e Busto Arsizio, in cui l’allegra comitiva si assentava dalle lezioni per qualche ora per recarsi in ristoranti parecchio distanti dalle località in cui si trovavano in missione .

Il 15 Aprile 2008 su Il Resto del Carlino compare la notizia di un ricorso presentato da Schioppa contro il provvedimento di sospensione da dirigente della Protezione civile in seguito al rinvio a giudizio per corruzione. Le inchieste a suo carico sono diventate due.

Il 19 Aprile 2008 i sei imputati per peculato e truffa nell’inchiesta dei “corsi allegri“ risarciscono il danno e chiedono il rito abbreviato condizionato all’esame del coimputato Schioppa, il quale preferisce andare d’avanti al GUP. Le giustificazioni che l’ex comandante fornisce per le sue assenze hanno del surreale. In pratica sostiene che i dirigenti non hanno un vincolo d’orario in quanto, contrariamente ai comuni dipendenti, non vengono pagati per prestazione, ma per i risultati che conseguono. In coerenza a questo principio estende alla frequentazione di un corso (attività che non ha nulla a che vedere con i risultati del Corpo, ma attiene, per ritenersi efficace, solo alle ore di partecipazione ed alle capacità intellettuali dei frequentanti) il non obbligo di coprire un arco orario di lavoro determinato. In buona sostanza il ragionamento dello Schioppa può riassumersi così: un normale agente di polizia, chiamato a frequentare un corso di specializzazione o di aggiornamento, deve rispettare gli orari, in quanto il suo contratto prevede un certo numero di ore da lavorare; se allo stesso corso vi partecipa il suo comandante (e si presume che ci vada per le stesse finalità), quest’ultimo non è tenuto ad essere presente in aula per tutta la sua durata, il suo contratto non lo prevede. Rimane fermo, per il suo conto, il diritto di utilizzare il mezzo di servizio anche per spostamenti più o meno lunghi per andare a pranzare, nella fattispecie si è spostato da Riva del Garda a Madonna di Campiglio e da Busto Arsizio a Comacchio per il rientro. La tesi difensiva sostenuta è che quel tempo sia da considerarsi orario di lavoro a tutti gli effetti.
Per questa vicenda Schioppa verrà condannato a due mesi in primo grado, pena commutata in un’ammenda di 2400 euro per il reato accertato di peculato. Cadono le accuse di truffa e falso per le quali i PM avevano chiesto diciotto mesi di reclusione.
L’altra inchiesta, aperta per il reato di corruzione, tornerà davanti al GUP il 2 Febbraio, infatti la prima udienza fu invalidata per un errore materiale commesso durante la trascrizione della sentenza del GUP: avevano dimenticato di riportare, tra i motivi del rinvio, un capo d’accusa che invece appariva in premessa.
Tra le voci raccolte in questi giorni ci sono quelle di quanti asseriscono che lo Schioppa non è nuovo di queste parti e che sia stato visto in estate aggirarsi a Canosa. Se non si trattasse delle solite malelingue e se tali affermazioni fossero attendibili, ci sarebbe da ragionare, e non poco, su tutte le dinamiche a cui abbiamo assistito, ad iniziare, ad esempio, dalle dimissioni improvvise e per certi versi inspiegabili, del vecchio comandante, Loiodice; per finire al concorso ed ai suoi esiti. Ovviamente si spera che a farlo saranno gli organi preposti.

Pubblicato il 12.01.09 h 15:19
Modificato il 25.11.09 h 15:31

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