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Il neo-doroteo


Giorgio Ambrosoli
In Consiglio comunale si decide se accettare o meno l’inceneritore a biomasse di Contrada Tufarelle. Passa un documento proposto dal sindaco in cui si vincola l’accettazione dell’impianto di incenerimento alla dislocazione in Contrada Tufarelle di altri siti industriali presenti in Via Cerignola.
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Seguire un consiglio comunale a Canosa, è una di quelle imprese che richiedono una forte preparazione mentale. E’ consigliabile, prima di avventurarsi in un’operazione di tale portata, un buon esercizio di logica aristotelica prima di assistere a certi fenomeni innaturali e dopo essere riusciti a resistere alla tentazione di mollare tutto in cinque minuti.
Parlo di logica perché quello che normalmente si ascolta in quelle sedi non è l’analisi di un problema il cui processo, al termine, produce una soluzione, ma semplicemente l’imprimatur ad una decisione già presa altrove, alla quale si cerca di dare, in maniera spesso avventurosa, una qualche forma di logicità. Il Consiglio comunale di martedì 21 luglio è esemplare sotto questo punto di vista. Erano all’ordine del giorno due punti caldi capaci di catturare l’attenzione e l’interesse diretto di cittadini che normalmente non seguono la politica; alcuni di loro mai si sarebbero sognati di mettere piede a Palazzo S. Francesco per qualcosa di diverso dalla richiesta di un certificato.

Il ripetitore di Telenorba

Il primo punto riguardava la richiesta di revoca di una deliberazione di Giunta comunale (la 159 del 21 maggio) sullo spostamento di un sito televisivo di Telenorba e Sud Engineering da Piazza Margherita. Posta così potrebbe apparire come una faccenda di ordinaria burocrazia, ma la storia che vi sta dietro merita di essere raccontata. Premetto che quanto si ricostruisce non è rilevato da fonti scritte ufficiali o ufficiose, ma dalla composizione di un puzzle ricavato mettendo insieme tessere raccolte qua e là, dagli interventi e soprattutto dalle voci dei presenti più o meno interessati, più o meno informati.
Sembrerebbe che il motivo per il quale sia stata autorizzata Telenorba a spostare una sua antenna, stia nel fatto che il sito di Piazza Margherita era diventato impraticabile per le ripetute denunce di una famiglia che si ritrovava a breve distanza dall’antenna, la quale irradiava direttamente sul balcone di casa.
Sembrerebbe anche che, sollecitata, Telenorba abbia incaricato qualcuno di effettuare rilievi, e che gli stessi non abbiano prodotto nulla di particolarmente anomalo: le misure, infatti, le facevano sul piano strada, ma non nell’appartamento. A parte questa curiosa circostanza, sta di fatto che il Comune ha autorizzato lo spostamento dell’antenna. “Dove?” - ci chiederemmo tutti. Non su un traliccio di nuova costituzione o su qualche altro preso in affitto – e non ne mancherebbero, visto che sul pendio di via Santa Lucia ve ne sono altri due - ma direttamente su un solaio di un condominio. Il mistero chiaramente si infittisce. Se un condominio è proprietà privata, difficilmente il Comune può disporre con delibera l’installazione di un qualcosa che non sia di pubblica utilità o che non abbia caratteristiche di straordinaria urgenza, ma quello di Piazza Oristano (il sito verso il quale l’Amministrazione ha deciso di migrare il ripetitore) è un caso piuttosto sui generis: nelle tabelle millesimali è contemplato perfino il Comune di Canosa di Puglia che dice di essere proprietario del lastrico solare e che quindi può disporne come vuole. Se vogliamo, ci troviamo di fronte ad un caso molto particolare di diritto. Solitamente nei condomini ordinari il lastrico solare, le scalinate, il cortile, le zone di accesso o di transito, rientrano nella tipologia delle parti comuni, ad uso ed utilità di tutti gli inquilini. Questo sarebbe il primo caso di una parte che diventa esclusiva di un condomino, ma che in teoria non dovrebbe essere proprietà di alcuno, tanto esclusiva da poterne disporre a volontà senza nemmeno convocare un’assemblea.
Qualcuno sostiene che gli impianti di diffusione radio televisiva debbano essere allocati, o dislocati, al di fuori delle zone sensibili o a media densità abitativa. Si avventurano perfino a sostenere che sia la legge a prevederlo. Se la legge la volessimo applicare draconianamente, con tutta probabilità dovremmo spostare non un’antenna, ma tutte. D’altronde tra Torre Caracciolo e Zona 167 c’è una gran fioritura di materiale di questo tipo e nessuno mai, ad iniziare dall’Amministrazione, si è preoccupato di porre un freno. E’ difficile reperire delibere che abbiano rappresentato a qual si voglia titolo un ostacolo nei confronti delle aziende di telecomunicazioni che man mano hanno avanzato desiderata in tal senso.
Ma quello del ripetitore televisivo condominiale rappresenta in qualche modo un unicum, specie se si considera che coloro i quali dovranno subire il diktat sono soggetti sociali deboli, che in virtù di tale stato di bisogno dovrebbero essere maggiormente tutelati, almeno nella salute. E proprio in questo vi è un eccesso di preoccupazione da parte del sindaco. Ammesso che l’irradiazione con raggi X sia un indispensabile strumento diagnostico in medicina, il Nostro ha strafatto preoccupandosi di irradiarli 24 ore su 24. Solo che questa volta la situazione deve essergli sfuggita un tantino di mano se un consistente nonché agguerrito gruppo di residenti, si è mobilitato per far sentire le loro ragioni e protestato vivacemente durante la discussione, non facendo mancare coloriti epiteti all’indirizzo delle autorità.
Si sono allontanati dall’aula quando hanno capito che ormai il dado era già stato tratto e che quell’antenna sarebbe rimasta lì, sulle loro teste, come da delibera. Ventola non sembra essere particolarmente toccato dalla protesta, si fa scudo di un precedente, quello di un’altra emittente televisiva (Studio 5) che già ha il suo bravo ripetitore proprio sul tetto di quella palazzina, ed aggiunge “come mai non vi siete preoccupati più di tanto quando hanno installato quell’altra antenna?” La risposta non si è fatta attendere: “semplicemente lo ignoravamo ed il fatto che si sia sbagliato una volta non è un buon viatico per sbagliare all’infinito”. Ma anche il sindaco fa frullare nella sua testa qualche teorema, rimprovero che ogni tre per due rivolge all’opposizione, secondo il quale la rivolta è stata studiata ad arte da chi lo vorrebbe vedere politicamente finito; quegli stessi, oltre ad essere fomentatori di masse, rappresentano anche un pericolo, per i loro procurati falsi allarmi; ce l’hanno con quell’antenna perché è di una televisione vicina alla sua amministrazione, ergo quella richiesta di revoca non ha basi o fondamenti scientifici, ma è semplicemente un atto politico contrario al suo sindacato. Peccato che perfino un suo consigliere, Cecca, si era mostrato contrario all’idea di installare ripetitori televisivi sui tetti delle case, il precedente potrebbe invogliare altri a fare altrettanto, facendo ricadere il tutto in un caos incontrollabile.

L’inceneritore a biomasse.

La querelle sull’inceneritore a biomasse sta sulla scena da più di un anno, da quando SOLVIC lo propose in quel famigerato tavolo tecnico a cui non furono invitate le associazioni ambientaliste, né i consiglieri di opposizione.
In questa seduta del consiglio comunale si dovrà decidere l’approvazione di un documento che rappresenterà la posizione ufficiale del Consiglio comunale in seno alla Conferenza di servizi che dovrà pronunciarsi sulla sua autorizzazione.
Anche in questo caso il fronte è spaccato tra indecisi che chiederanno un rinvio (richiesta ovviamente respinta), contrari tout court e possibilisti variamente distribuiti. Sono contrari i due consiglieri del PD. Chiedono un approfondimento i neo passati sotto le nuove insegne della lista “La Puglia prima di tutto” più il consigliere Colabene. E’ possibilista il blocco del Centro-Destra.
Ovviamente, se qualcuno pensava che il tutto si riducesse ad un semplice pronunciamento binario del tipo sì o no, sbaglia: la politica potrà pur essere l’arte del possibile, ma molto più spesso è l’arte della complicazione, del sofismo, del dire e non dire. Questo tipo di atteggiamento Ventola lo definisce moderno, innovativo. In realtà è puramente un tentativo di accettare l’inceneritore senza pagare il pegno di un profondo dissenso, un salvare capra e cavoli cercando di evitare la reazione feroce di chi non vede altro che rifiuti di varia specialità e impianti che qualcuno ha perfino l’ardire di definire produttivi, e poi annega la sua esistenza quotidiana tra un rilancio dell’artigianato che si intravvede come un miraggio, un’agricoltura depressa anche dai prezzi imposti da un mercato sempre più speculativo che opera a danno dei produttori primari. Quello di Ventola è un paradosso vivente. Ha presieduto le peggiori giunte della storia repubblicana. E’ un sindaco autenticamente di destra i cui rapporti privilegiati tiene soprattutto con quella che definisce la classe produttiva: imprenditori di varia specie e natura. Al contempo è quello che riscuote maggiori consensi popolari. Se non è un fenomeno da circo Barnum, sarà senz’altro un caso di studio per il futuro.
Ebbene, questo signore che recentemente, ma non tanto, ha completato la sua evoluzione politica e veleggia apertamente verso un’epifania che ricorda molto il doroteismo di ben altri tempi, ha perfino tentato di lubrificare a tal punto la supposta dell’inceneritore inventandosi cose mirabolanti e rilanciandole in una sorta di gara a chi la spara più grossa. Alla domanda precisa che verrà posta in sede di Conferenza di servizi “ritenete che sia dannoso o meno un inceneritore nel vostro agro?”, non ha risposto né si, né no. Alla maniera dei vecchi democristiani ha proferito un semplice “vedremo”, in pratica uno scambio, un baratto. Se SOLVIC accetterà di spostare da Via Cerignola uno di quei puzzolenti impianti che ammorbano l’aria nelle serate autunnali ed invernali con miasmi colerici, allora potremo chiudere un occhio, ma anche due, sugli inceneritori futuri che verranno, sempre che non siano olezzanti (ci sono ottime probabilità che la distanza da contrada Tufarelle aiuti). Ma se SOLVIC, e per sopramercato anche SOLE, non accettassero, avremmo forti difficoltà a sposare l’idea di un impianto di incenerimento.
Quella di Ventola potrebbe passare perfino per un’idea geniale, un autentico colpo da maestro, se non fosse per un ipotetico futuro, nemmeno tanto lontano, il cui solo immaginarlo fa accapponare la pelle.
Sappiamo tutti che il sistema di raccolta dei rifiuti urbani sta per collassare. Sappiamo anche che la legge Ronchi è ormai pubblicamente disattesa da tutti e che la raccolta differenziata è una chimera ed un impegno che nessuno vuole seriamente prendere. Già a capodanno del 2008, per stessa ammissione del Ventola, Canosa rischiò di ritrovarsi con i rifiuti per strada, alla maniera di Napoli, in seguito alla chiusura della discarica di Andria. Al momento conferiamo le nostre immondizie in quella di Trani con maggiore aggravio economico, ma non si esclude che anche quella tra un po’ si esaurirà. Come si sta preparando a gestire l’emergenza prossima futura il neo-eletto presidente della Provincia, nonché sindaco di Canosa? Sta potenziando la raccolta differenziata? Negativo. Si sta ponendo il problema di aprire nuove discariche? Non è dato saperlo, anche se potrebbero tornare utili.
Di fatto, un inceneritore a biomasse fa molto comodo in situazioni di emergenza conclamata, quando non si va tanto per il sottile, le decisioni si prendono in maniera rapida e l’urgenza trasforma in principi perfino le zucche. Un inceneritore (non importa di che genere) potrà tornar bene alla bisogna se servirà a liberare il popolo imbufalito dai rifiuti, specie se nella stagione calda.
L’emergenza propriamente detta riguarda solo i casi legati alla fatalità, all’imprevisto, alla sciagura, ma le emergenze non sono tutte uguali, ve n’è qualcuna di forma speciale che si alleva, si alimenta, si cova ed al momento opportuno si libera come una bestia inferocita. E’ quella del genere peggiore che sapienti e lungimiranti menti accarezzano, sapendo che un giorno produrrà per loro grande frutto.

Pubblicato il 22.07.09 h 18:05
Modificato il 27.07.09 h 20:45

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