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Il Partito del Sud


Giorgio Ambrosoli
La politica si fa furba. Ha capito che gli innamoramenti leghisti possono produrre qualche contraccolpo nelle roccaforti della Destra nel Meridione: parte di Italia che ha premiato oltremodo le politiche incredibili dei governi di Papi. Tentano una via di fuga con il Partito del Sud, strada irta di difficoltà.
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Qualche giorno fa, proprio su questo sito, si faceva riferimento alla conferma di Emiliano come sindaco di Bari ed a quello che la sua vittoria sottendeva. Dell’invito, che per certi versi è sembrato quasi una minaccia a Nichi Vendola, abbiamo seguito nei giorni l’evolversi, ovvero giunta regionale azzerata; tentativo di allargare la maggioranza a UDC ed “Io Sud”; rifiuto da parte dei primi; nuova giunta con qualche epurazione importante – quella di Frisullo – che serve anche a dare l’idea che il Centro-Sinistra deplora i personaggi chiacchierati e, quando può, anticipa la Magistratura, lasciando a casa qualche assessore.
Di quanto, invece, Emiliano dava ad intendere con la sua idea di creare un candidato dei pugliesi per le Regionali del 2010 che non giocasse tanto sulla contrapposizione destra-sinistra, abbiamo avuto qualche conferma oggi, 19 luglio, leggendo le cronache nazionali. Solo il nome è diverso, non Lega Puglia, ma Partito del Sud. Oddio, la stessa idea sembra l’abbia avuta più di uno, visto che si muovono un po’ tutti (sia a destra che a sinistra). Comune denominatore: le maggioranze variabili. A destra ci sta pensando Miccichè, mentre ci ha già pensato Lombardo e la Poli Bortone; a sinistra Bassolino sta operando per superare il Partito democratico, alleandosi con De Mita e UDC per tentare di ridiventare sindaco di Napoli nel 2011, anche lui seguendo una qualche ideologia sudista.
Che l’ascendente molto forte della Lega Nord sul Governo di Papi producesse spasimi in tutta la nazione, creando per reazione una Lega Sud, era prevedibile e sotto certi aspetti perfino auspicabile. Quello che invece non convince, o lascia alquanto perplessi, sono i personaggi che fanno da substrato a questa operazione. Siamo proprio sicuri che il personale politico del Sud, che da sempre sfrutta l’eterno stato di emergenza del Mezzogiorno per lucrare potere, risorse economiche, clientele politiche ed, in alcuni casi, perfino arricchimenti illeciti ed impropri, sia di colpo diventato virtuoso e sia diventato paladino sincero della causa meridionale?
Non me la sento di sottoscrivere questa sorta di professione di fede, perché, visti precedenti, solo per questa possiamo prenderla. Al contrario, vedo in questa operazione un tentativo piuttosto chiaro di garantirsi ancora un po’ di visibilità, sempre e comunque in quell’insano rapporto con il potere centrale, teso solo a recuperare qualche risorsa economica che garantisca la sopravvivenza del barone di turno.
Eppure di motivi non ne mancherebbero per rilanciare una nuova questione meridionale, e non sulla base di un ritorno all’assistenzialismo, ma per affermare con forza alcuni principi fondamentali che mirino a rompere quella vecchia idea di Sud inteso come terra di sfruttamento.
Basterebbe citare, tanto per iniziare, tre casi: i fondi FAS depredati, la politica energetica da governo “leghista”, il traffico di rifiuti pericolosi. Perché è dai fatti che bisogna iniziare, fatti scomodi che gridano vendetta d’avanti a Dio.

I FAS sono quei fondi che l’Unione Europea destina periodicamente alle aree sottosviluppate. Sono aiuti che in massima parte arrivano alle regioni meridionali per attivare infrastrutture, promuovere iniziative imprenditoriali, tentare di farle uscire dall’isolamento in cui storicamente versano. Con la dura crisi economica che ci coinvolge, il Governo centrale - ed in questo è degna di grande considerazione la figura del ministro competente, l’on. Fitto – ha deciso di appropriarsi di una parte di tali risorse per operazioni che normalmente dovrebbero essere sostenute dalla fiscalità generale e non da partite speciali, ovvero alimentare la Cassa integrazione.
Se un’operazione di questo tipo si fosse consumata a favore del Sud Italia, si sarebbero alti alzati gli indignati lai dei leghisti. Noi tutti, invece, forse anche complice un’informazione asservita che non ha ben spiegato cosa il Ministro per i rapporti con le Regioni, Fitto, stesse combinando, siamo rimasti zitti e mosca ad assistere ad un autentico scippo; soldi che non arrivano dallo Stato centrale, ma dall’Europa: una vera requisizione.

Si è molto parlato, in questa legislatura, di federalismo fiscale, un progetto a cui i leghisti tengono moltissimo e che di fatto sancirà la divisione dell’Italia in tante piccole aree dove il benessere alimentato dalle sovvenzioni statali, potrà essere amplificato o ridotto a seconda della ricchezza propria delle Regioni. Un altro provvedimento, annunciato già quasi all’inizio dell’attuale legislatura, ma diventato legge in questi giorni, si fa beffe del referendum sul nucleare e vara un progetto ambizioso, quanto scellerato e pericoloso, di costruire una decina di centrali nucleari di terza generazione in Italia. Al momento non hanno reso pubblici i siti militari dove tali impianti sorgeranno e si sono riservati di non farlo, per ovvie ragioni, fino a dopo le elezioni regionali del 2010.
Esiste una relazione logica fra queste due nuove leggi? Probabilmente no, ma una riflessione è naturale che scaturisca. Perché mai la Lega insiste tanto sul federalismo fiscale e non muove ciglio, anzi sfugge, quando si vorrebbe parlare di federalismo energetico? Sappiamo tutti che la Puglia, nonostante il sito di Terna dia uno strano messaggio di errore quando si punta a quella pagina, produce molta più energia elettrica del suo fabbisogno proprio. Sappiamo anche, e questo nessuno lo contraddice, che circa la metà di quanto prodotto lo cediamo al Gestore della Rete Nazionale. Sappiamo anche che la Regione Puglia è piuttosto all’avanguardia nella produzione di energia da fonti rinnovabili, e ciò per precise scelte politiche. Nonostante questo, ci costringono a tenere attiva la centrale di Cerano, quando potremmo tranquillamente farne a meno e spegnerla. Nonostante questo, con tutta probabilità ci insedieranno una nuova centrale atomica, non ne abbiamo oggettivamente il bisogno e ci piacerebbe non correre ulteriori rischi. Qualcuno sostiene che la produzione di energia è strategica per uno Stato, pertanto non rientra tra le materie oggetto di devoluzione. La salute dei cittadini, garantita dalla Carta costituzionale, stranamente può diventare competenza delle Regioni. Mi chiedo se sia più strategico avere qualche megawatt in più o qualche malato di cancro in meno.

Sarebbe molto interessante, a questo punto, conoscere la proposta di qualcuno di quei politici che si stanno già iscrivendo al Partito del Sud, o ne stanno semplicemente cavalcando le velleità, e sapere, dalla loro viva voce, se ritengono che problemi come quelli citati siano degni della loro attenzione. Se non fosse così, ci rimane solo da sperare che Beppe Grillo migri a Bari e che si iscriva di forza a questa nuova formazione politica, e dichiari di volerne diventare il segretario, se non altro per ricordare che il Sud esiste soprattutto per i suoi problemi.

Pubblicato il 19.07.09 h 19:05
Modificato il 22.07.09 h 17:30

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