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Fantapolitica vers. 3 Sabato 19 febbraio è scomparso, per un malore improvviso e fatale, il prof. Michele Prudente, preside della Scuola Media Giovanni Bovio di Canosa, tra i primi collaboratori del periodico “2parole “ di cui questo blog originariamente si era proposto di essere una continuazione con altri mezzi. Nel voler rappresentare alla famiglia del Professore la vicinanza di Dueparole.eu, pubblico, a suo ricordo, il primo pezzo comparso sulla nostra rivista più di due anni fa.

E LA SCUOLA?

Il sistema scolastico sta vivendo una stagione grigia. E’ necessario che la scuola esca dal suo isolamento e si confronti con il mondo del lavoro, con il territorio, con le forze sociali e con la cultura.

Con piacere non disgiunto da una piccola perplessità ho accolto l’invito di alcuni amici di pubblicare sul primo numero di un nuovo foglio cittadino alcune considerazioni sul mondo della scuola con eventuali riferimenti a quella della nostra città. Ho superato la piccola perplessità, generata dal fatto di scrivere su un giornale di “area” sostanzialmente diversa da quella alla quale appartengo, grazie alla considerazione che il confronto delle idee e delle posizioni, fatto con onestà intellettuale e senza pregiudiziali, può produrre risultati buoni per tutti.

Entrando in argomento credo che nessuno possa mettere in dubbio che il sistema scolastico e formativo italiano stia vivendo una stagione grigia: questa condizione ha molti padri e molte madri e affonda le sue radici in anni molto lontani. Intanto mai è stato effettivamente fatto uno sforzo sul piano legislativo per mettere in atto una riforma di sistema che riguardasse tutti gli ordini e i gradi di scuola in maniera tale che ci fosse una visione d’assieme del pianeta-scuola, coerente al suo interno e chiaro nelle sue finalità. Oltretutto nel Parlamento ogni qualvolta si è discusso e legiferato riguardo alla scuola sono prevalse le prese di posizione ideologiche a danno di possibili e razionali convergenze, non difficili da raggiungere se si fosse tenuto conto della centralità della scuola per la vita e per il futuro del Paese. E questo atteggiamento continua a caratterizzare le forze politiche e i parlamentari in carica aggiungendo che, purtroppo, tale atteggiamento riguarda quasi tutti gli aspetti della vita della nazione. Qui non si vuole far l’elogio e l’auspicio di un piatto unanimismo: si vuole invece chiedere che su certi temi di fondamentale importanza per la vita di un paese ci sia lo sforzo sincero da parte di tutti per trovare e valorizzare le cose che uniscono anziché quelle che dividono.

Nella storia di ogni paese,e quindi anche in quella nostra, ci sono esempi di unione e di forte solidarietà che hanno segnato passaggi e momenti altamente significativi. Per la scuola (e non solo per la scuola) in Italia , secondo me, bisogna farlo.
Dopo questo primo passo ce ne sono altri da fare e i soggetti che devono guardare con rinnovato e interessato sguardo alla scuola sono tanti e forse vale la pena darne di seguito elenco.
Innanzitutto ci sono quelli che nella scuola ci lavorano e che quanto prima devono rinunciare a muoversi con il principio della autoreferenzialità: non è possibile che nella scuola, fondamentale servizio di interesse pubblico, ci sia identità tra controllore e controllato, ammesso (e spesso non concesso) che si avverta la necessità che una valutazione del servizio erogato ci debba essere. La scuola non deve poi vivere in splendido isolamento guardando quasi con compiaciuto distacco a quanto le avviene attorno: tra la scuola e il territorio, tra la scuola e il mondo del lavoro, tra la scuola e le forze sociali, tra la scuola e il mondo della cultura ci devono essere continue e feconde relazioni che richiedono misurazioni e valutazioni che servano al continuo miglioramento delle reciproche offerte-richieste di servizi e di stimoli. Occorre perciò subito accantonare i pigri soloni i quali affermano che, poiché la scuola non produce bulloni o tomaie, non è possibile valutarne le prestazioni: la scuola eroga un servizio che, con appropriati criteri e indicatori, è possibile e doveroso valutare, così come è necessario che accada per ogni genere si servizio erogato in nome e per conto della collettività. E’ ovvio che chi lavora nel sistema scolastico va incentivato, motivato, gratificato. Ma va anche ben reclutato e, se nella scuola fa danni, va anche allontanato.
In secondo luogo ci sono le famiglie che vanno incessantemente aiutate, sollecitate e condotte a riconsiderare il ruolo educativo della scuola come complementare a quello loro proprio; e le famiglie devono essere messe in grado di svolgere i loro positivi interventi e portate a credere in una scuola che continua, sviluppa e potenzia quanto da loro fatto nell’interesse della formazione e della crescita della persona.
Poi ci sono le istituzioni e gli enti locali che devono concretamente e visibilmente mettere al centro dei loro sforzi, delle loro “visioni del futuro”, dei loro interventi e investimenti il mondo della scuola e ogni singola scuola: non è difficile immaginare quale negativa ricaduta anche sul piano psicopedagogico possa avere un atteggiamento di sufficienza, di distanza o di indifferenza che una istituzione mostra verso i problemi, anche di spicciola quotidianità, che la scuola segnala.
Ancora, c’è il cosiddetto territorio che amorevolmente, oserei dire, deve sostenere gli sforzi fatti da altri soggetti interessati al processo di crescita culturale ed umana delle nuove generazioni.

Infine ci sono le forze sociali e sindacali che si devono interrogare sulle priorità che devono essere individuate all’interno del sistema scolastico, perché a volte bisogna uscire dalla genericità, se non dall’equivoco, per fare scelte tra gli interessi degli alunni e quelli dei lavoratori: questo perché spesso l’affastellarsi di norme, leggine, circolari, direttive, articolati, interpretazioni, ecc., ha generato un coacervo di situazioni nelle quali tutti sembrano aver ragione e accampare diritti che, sotto il velo di una diffusa e generalizzata legittimità, sono talvolta in contrasto tra di loro.

E dopo tutto questo, per la presa di coscienza della difficile situazione nella quale si trova la scuola italiana nel suo complesso, ritengo utile aggiungere alcuni dati (facilmente rinvenibili sulle riviste specializzate o sui siti web che si occupano del nostro sistema scolastico):
a) in media un alunno italiano costa alla collettività più di quanto costa un alunno degli altri paesi dell’Unione Europea;
b) in media il rapporto tra il numero complessivo degli operatori scolastici e quello complessivo degli alunni è di 1/9 mentre negli altri paesi dell’Unione Europea tale rapporto oscilla tra 1/12 e 1/15;
c) tali dati dovrebbero comportare un’efficienza e un’efficacia di sistema che invece non emergono dalle triennali rilevazioni del PISA nei paesi dell’OCSE, dove ricorrentemente gli alunni italiani, in media nazionale, si classificano tra gli ultimi circa le competenze nella propria lingua, in matematica e nelle scienze ( ferma restando la presenza di eccellenze, rilevabili se i dati vengono elaborati per microaree);
d) a distanza di 45 anni dalla istituzione della scuola media unica ed obbligatoria c’è ancora un alto tasso di dispersione e un preoccupante livello di analfabetismo di ritorno;
e) in Italia il 97% della spesa per l’Istruzione viene assorbita dalle spese correnti (personale) e solo il 3% è destinato a spese per investimenti: nella maggior parte degli altri paesi dell’Unione Europea o dell’OCSE la spesa per il personale assorbe intorno all’85% e di conseguenza si destina agli investimenti circa il 15%;
f) la quasi totalità degli edifici scolastici non è a norma, o completamente a norma, e il grado complessivo di confort (riferito alla vivibilità degli ambienti e alla operatività negli ambienti) avvertito dagli alunni e dal personale è mediamente basso.

E nella nostra città cosa accade? Credo che la situazione rispecchi grosso modo quella nazionale in un cromatismo di ombre e luci; aspettando quanto in altro loco possano fare, è bene però che, nella più concreta logica della sussidiarietà, ognuno di noi, secondo la propria condizione e secondo le proprie possibilità, faccia subito qualcosa per il mondo della scuola; ancora meglio se ognuno di noi si disponga a collaborare per aiutare e sostenere gli interventi a favore delle nostre scuole.
Per chiudere penso che quanto riportato possa bastare per riflettere, per fare considerazioni, per esporre punti di vista e per aprire un dibattito a più voci.
La scuola è un bene tanto importante per ognuno e per tutti che deve spingere ognuno a fare qualcosa, magari anche solo a parlarne con chi si ha vicino.

Intanto auguri per il nuovo giornale.

Michele Prudente

Pubblicato il 21.02.11 h 13:00
Modificato il 21.02.11 h 13:00

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