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Giorgio Ambrosoli

Angelo Vassallo

Legambiente Canosa diffida Dueparole.eu

Fantapolitica vers. 3 Il circolo canosino di Legambiente manda via e-mail una diffida al blog Dueparole.eu che rassomiglia tantissimo ad un atto di intimidazione:” stiamo valutando se querelarla”. Ma Legambiente non dovrebbe querelare chi inquina e non rispetta la natura?
Fantapolitica vers. 3
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Fantapolitica vers. 3 Sabato 21 agosto (nello stesso giorno in cui compariva su "La Gazzetta del Mezzogiorno" lo stesso comunicato della dott.ssa Lombardi già anticipato da questo sito) alle ore 19.23 è giunta una scoppiettante lettera del presidente non onorario di Legambiente, una e-mail dall’oggetto piuttosto impegnativo: “Diffida da parte del Circolo Legambiente di Canosa di Puglia”.
Casus belli è il post apparso il 16 agosto dal titolo “La blitzkrieg del presidente di Legambiente Canosa”. Quasi tutta l’associazione (forse convocata per una riunione speciale di sabato) mi fa sapere che “l’articolo apparso sul Vostro Sito in merito a polemiche all’interno del circolo Cittadino di Canosa di Puglia è un cumulo di falsità e distorsioni”, pubblicate “senza aver fatto alcuna verifica tramite LEGAMBIENTE NAZIONALE per controllare la veridicità di quanto affermato da questi presunti soci diffamatori. Riteniamo inoltre che i giudizi espressi nell’articolo, siano fortemente lesivi della dignità e dell’immagine della vita associativa del Circolo Legambiente di Canosa e di tutti i singoli soci e volontari che lo animano con passione. Il Circolo pertanto si riserva di avvalersi di ogni strumento necessario, ivi compreso adire a vie legali, per tutelare il buon nome suo e di tutti i suoi soci.”
Una sorta di fatwa, una guerra santa dove tutti, soci e volontari, si dicono offesi e pronti ad ogni iniziativa per tutelare la propria reputazione. In altre parole fanno sapere che Legambiente querelerà il blog Dueparole.eu per aver espresso giudizi lesivi della dignità e dell’immagine. Secondo loro, avrei offeso l’universo mondo ambientalista al punto da meritarmi una punizione esemplare, essere deferito a un giudice per aver tagliato giudizi troppo duri nei confronti di tutta la loro associazione, la stessa che si dichiara non violenta per statuto.
E’ chiaro che di fronte a prese di posizione così ultimative, non potranno che parlare gli avvocati – se decideranno di ricorrervi per davvero - e saranno poi i giudici a pronunciarsi sul sottile limite che separa l’articolo 21 della Costituzione dal 595 del Codice Penale. Per quanto mi riguarda, faccio solo notare alla presidenza di Legambiente che ciò che per loro è disonorevole, in realtà è una prassi molto comune nelle democrazie occidentali, contrariamente a ciò che avviene in quelle di tipo teocratico: ho dato una notizia. Ma non solo, ho pubblicato la nota con la quale i soci non riconosciuti dal vertice attuale, denunciano qualcosa che è avvenuto. La notizia che Dueparole.eu ha inteso dare (ma forse la differenza è talmente leggera da riuscire difficile da cogliere) non è quanto accaduto nelle segrete stanze, ma il fatto che un gruppo di attivisti e soci rompessero con la maggioranza, si dissociassero e scrivessero un documento alquanto duro di contestazione; si firmassero tutti con nome e cognome, e chiedessero una sorta di deferimento al Presidente nazionale, al Collegio dei Garanti e al Presidente regionale. Legambiente Canosa, invece, le cose le vede sotto un’altra ottica, quella di chi non vuole che le notizie si diano. Ritenere chi opera nell’informazione, responsabile dei fatti come se fosse egli stesso la sua cagione, è come dire che di Tizio che offende Caio se ne può parlare solo nella misura in cui si operi una discreta censura, evitando di far sapere cosa Tizio ha detto, se ciò può recare maggiore offesa a Caio. Una logica da TG1.
Io, al posto del Limitone - che ci scrive animato da cotanto sacro furore – non mi preoccuperei tanto delle carte bollate e dei blogger, ma dei destini dell’associazione e del proprio, di presidente, visto che se l’iter partito dai cosiddetti falsi soci non dovesse bloccarsi da qualche parte per qualche strano motivo e dovesse arrivare fino a Roma, probabilmente poi qualcuno dovrà dare spiegazioni de visu a qualche curioso indagatore, e non è detto che sia poi tanto convincente con loro come cerca di esserlo con noi.
Personalmente credo, ma è una mia posizione personale e legittima che non vuole infangare il decoro e l’onore di alcuno, che il dott. Ferrante e gli altri sette, o quasi, stimati professionisti che si sottoscrivono, non siano né pazzi, né bugiardi, né visionari, né tanto meno sono un gruppo di imbroglioni che gioca a far carte false per guadagnarsi il vertice di Legambiente. Pertanto, trovo ingiusti, ingenerosi e irrispettosi i giudizi che il sig. Limitone e la dott.ssa Lombardi danno di loro: presunti soci diffamatori e soci finti, per contrapposizione al “reali” dell’incipit del documento – Limitone; soggetti (che nel linguaggio parlato non è proprio un complimento) – dott.ssa Lombardi.
Ecco, penso che davanti a un giudice, forse, i “soggetti” potranno emendarsi di certi aggettivi forti usati nel loro documento, magari adducendo la motivazione che sono stati dettati da un momento di rabbia, di sconforto, di malcontento per un torto - anche solo percepito come tale – subito. E tutto finirebbe in una bolla di sapone. Ma Legambiente che porta in tribunale un blogger, peggio ancora se poi viene condannato, solo per aver informato i suoi visitatori di un fatto innegabilmente accaduto (la frattura creatasi nel circolo canosino) non ci farebbe assolutamente una bella figura, e chissà cosa penserebbero a Roma se il caso dovesse avere una eco nazionale. Magari quel blogger si ritroverebbe ad avere anche lui il suo fatidico quarto d’ora di celebrità (citazione da Andy Warhol), Legambiente nazionale della sua garantita mezz’ora di “sputtanamento” e lei, sig. Limitone, con una presidenza di circolo traballante. Pensi un po’ che peccato. Niente più domeniche ecologiche, niente più notti d’agosto sotto le stelle, niente più passeggiate in bicicletta. Sarebbe un bel guaio. Ma non lo dico per augurarle il peggio, non è nel mio stile, è solo per farla ragionare con mente più fredda. Molte volte la fretta è cattiva consigliera. Da Legambiente molti si attendono che le querele vengano sporte contro gli avvelenatori dei fiumi, delle campagne, contro chi attenta alla salubrità dell’ambiente e alla salute di noi tutti. Voi invece preferite citare in giudizio i blogger. Drammatica caduta di stile. Cosa credete che la gente possa pensare poi di voi?

Ringrazio gli amici e i compagni che mi hanno chiamato per esprimere la loro solidarietà. Riporto per tutti un commento a tratti scherzoso giunto via mail dal compagno Pasqualicchio Vitantonio che ringrazio per la citazione di Di Vittorio.

Caro Saccinto, la presente per confortarti del fatto che recentemente ho conosciuto un amico calabrese che ha un'estensione coltivata ad arance per cui, in caso tu venga carcerato per la tua attività sovversiva contro la Presidente ad "onorem" e contro il Presidente "pro tempore" di Legambiante Canosa, sarò nelle condizioni di farti arrivare in carcere le arance.

Certo che questi sono scolari che apprendono velocemente le tecniche anche se il sistema "BOFFO" ha un'unica falla quella che può essere utilizzato una sola volta la seconda non serve perchè la truffa è stata oramai scoperta.

"La nostra causa è veramente giusta, serve gli interessi di tutti, gli interessi dell’intera società, l’interesse dei nostri figliuoli. Quando la causa è così alta, merita di essere servita, anche a costo di enormi sacrifici."

Questa è una frase tratta dall'ultimo discorso di Di Vittorio a Lecco prima di morire. Noi siamo consapevoli della giustezza della nostra causa ecco perchè non molliamo.

Con affetto e stima

Vitantonio Pasqualicchio

Pubblicato il 26.08.10 h 18:02
Modificato il 29.08.10 h 11:48

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