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Fantapolitica vers. 3 Non si è ancora concluso l’iter per l’inceneritore SOLVIC e per la discarica Blue srl che già circolano voci di autorizzazioni in corso per due nuove centrali termoelettriche a Canosa di potenza non trascurabile. A Palazzo S. Francesco non sanno nulla.
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Fantapolitica vers. 3 Solitamente quando una brutta notizia inizia a circolare, non c’è da farsi granché di illusioni, per la legge di Murphy sarà sicuramente vera. E’ già da qualche giorno che a Canosa si sa che in Regione Puglia è in atto un iter autorizzativo per due nuovi impianti termoelettrici a biomasse, l’affare del nuovo millennio. Da quanto si è saputo, ma del fatto sembrano essere completamente all’oscuro a Palazzo S. Francesco - anzi addirittura negano che possa essere vero – sarebbero due le aziende interessate a questo tipo di business: la “Ecoacqua srl” di Acquaviva delle Fonti e la “Energia Verde Canosa spa” con sede (audite, audite) proprio in Contrada Tufarelle, una sorta di zona franca, ormai. Chi sarebbe a capo di queste misteriose società non è dato saperlo, così come non è chiaro dove le centrali verranno ubicate. Al momento le uniche notizie disponibili riguardano la loro potenza elettrica. Ecoacqua ne dovrebbe costruire una da 30 MWatt elettrici, che non son pochi se si considera che queste macchine hanno un rendimento di circa il 20%, perciò è probabile che la potenza complessiva dell’impianto si aggiri intorno ai 150 MWatt. “Energia Verde Canosa”, invece, avrebbe intenzione di costruirne uno da 9,9 MWatt elettrici, alimentato (almeno questi sono i rumors) da scarti di lavorazione animale.
Pochi commenti sulla questione. Ormai si va abbondantemente al di fuori di ciò che è razionalmente auspicabile. Già sulle pagine di questo sito ci siamo posti in più di un’occasione il problema della ratio che muove certe scelte; constatato che quello che si insegue appare un modello di sviluppo (ammesso che si possa definire tale) difficilmente condivisibile, basato su un tipo di impresa di cui non è chiara l’utilità sociale. Non è dato capire, ad esempio, se l’esigenza impellente sia quella di dover smaltire rifiuti o se sia, piuttosto, quella di produrre energia. Perché in entrambi i casi ci troveremmo di fronte a situazioni quanto meno paradossali. Di rifiuti del tipo che si intendono bruciare in questo tipo di caldaie, non vi è una grande abbondanza dalle nostre parti. Analogamente la Puglia non sembra essere una regione che abbia questo gran bisogno di elettricità, considerato che ne produciamo tanta in più rispetto al nostro fabbisogno attuale; che la crisi economica non fa prevedere impegni maggiori nel futuro prossimo, semmai contrazioni, e che i parametri che l’Europa ci impone portano a dover ridurre il consumo energetico e rendere più efficienti i nostri impianti.
Purtroppo siamo attualmente vittime di uno schema culturale e mentale che se da una parte viene considerato ormai privo di ragionevolezza, dall’altra (e mi riferisco anche ad eminenti personalità politiche in posizione apicale nella nostra regione) inducono a credere che l’energia alternativa sia una sorta di toccasana contro tutti i mali. Lo sarebbe se la produzione fosse fatta entro i limiti reali del bisogno e se servisse a soppiantare i vecchi sistemi più inquinanti. Invece ciò non accade, più spesso le centrali termoelettriche a biomasse costituiscono non succedanei di quelle tradizionali, ma pezzi in più.
Sempre voci non controllate riferiscono di un grosso programma di impianti di questo genere che potrebbe trovare allocazione su quasi tutto il territorio pugliese, rendendolo quello che si sperava non diventasse, ovvero una sorta di piattaforma energetica come auspicava il ministro a sua insaputa Scajola alla cerimonia inaugurale della Fiera del Levante nel settembre del 2009.
E’ dimostrato che quando alcune scelte politiche si presentano in forme poco chiare e con scarsa pubblicità, o dalle ragioni poco lineari se non addirittura arcane, solitamente nascondono un fiume carsico fatto di interessi forti e di affari inconfessabili.
Mi dispiacerebbe enormemente se la giunta Ventola, presidente riconfermato della Puglia anche perché visto come un argine contro le lobby che inevitabilmente si agitano laddove c’è odore di soldi, dovesse ricadere in una situazione che è già ormai molto sospetta.
Dispiacerebbe ancora di più se fra qualche anno dovessimo scoprire che dopo gli scandali e le inchieste nella sanità pugliese, il presidente si dovesse trovare a difendere da accuse circa faccende intorno alle energie alternative.

Pubblicato il 17.06.10 h 23:26
Modificato il 17.06.10 h 23:26

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