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Il signore delle discariche

Il patron della Bleu s.r.l. ricorre in tribunale contro il Comune di Canosa di Puglia per due delibere dalle quali si sente leso nei suoi interessi, chiedendo rimborsi ultra-milionari che l’Ente non potrebbe mai pagare.

Nella serata di giovedì 29 novembre, la Giunta comunale canosina ha approvato due delibere delle quali stranamente in giro non si è sentito molto parlare. E pensare che non sono atti puramente tecnici, come quelli destinati a non lasciare tanta storia di sé. Questa volta, la giunta presieduta dal sindaco La Salvia, si è dovuta cimentare in una presa di posizione sicuramente dovuta – non potrebbe essere altrimenti – ma altrettanto impegnativa: rispondere ad un ricorso dei Maio, per nulla intenzionati ad abbandonare i loro progetti di ampliamento della discarica, di fronte al TAR ed al Tribunale di Trani.
Precisiamo che con i Maio il Comune di Canosa ha ciclici contenziosi, legati per lo più ai mancati versamenti delle royalty concordate per lo sfruttamento di cave di tufo dismesse e riconvertite in discariche di rifiuti speciali. Già poco dopo l’insediamento, la nuova amministrazione aveva provveduto a ritirare l’incarico ad un legale scelto dalla precedente, per riassegnarlo ad uno di sua più stretta fiducia. Ma questa volta la partita si è fatta più grossa, in quanto la Bleu s.r.l. ha deciso non di giocare in difesa (come di consueto), ma di passare direttamente all’attacco impugnando davanti al TAR una delibera di quando sindaco era ancora Francè, che ebbe l’ardire, allora, – atto inconsueto, considerati i precedenti – di chiedere i finanziamenti del PO/FESR 2007/2013 alla Regione Puglia per bonificare il sito inquinato di Contrada Tufarelle.
E’ notorio che Contrada Tufarelle non si è inquinata da sola, ma per azione antropica, visto che in passato sono state rilasciate autorizzazioni a più imprese operanti nel settore dell’ambiente (non per bonificarlo evidentemente) ad iniziare dalla ormai famigerata COBEMA, passando per SOLVIC e per finire a Bleu s.r.l. Così come è anche ampiamente dimostrato che quell’inquinamento ha reso abbastanza alle casse comunali, tanto da far apparire paradossale la richiesta di fondi per far fronte ad un problema che il Comune, con le scelte scellerate del passato remoto e prossimo, ha di fatto contribuito a creare.
Cosa di preciso abbia previsto la delibera n. 348 esattamente un anno fa, non è dato saperlo, visto che sul sito ufficiale del Comune di Canosa di Puglia, alla voce atti pubblici, non si trova. Ma sta di fatto che qualsiasi causa avesse perorato, di sicuro non deve essere piaciuta ai Maio, che ora sonoramente ne chiedono al TAR la bocciatura.
Fin qui poco male, anche se non sono completamente chiare le conseguenze di un accoglimento completo, da parte del TAR, delle tesi sostenute dagli uomini di Lanciano e dai loro legali di fiducia. Più forte, e se vogliamo perfino distruttiva, è invece l’azione giudiziaria che la Bleu s.r.l. propone contro un’altra delibera - più recente e della nuova amministrazione – con la quale si è deciso di considerare la arcinota particella 12, di raccordo tra la vecchia discarica e quella, ipotetica, nuova di dimensioni sterminate, non più disponibile. La Bleu s.r.l. continua ancora a battere sulla vecchia tesi, ovvero l’impegno del Comune a concedere ampliamenti, sancito in un atto transattivo dell’ormai lontano 1999 e richiamato dalla lettera di Maio a tutti i consiglieri comunali, sindaco, assessori e tecnici di cui ci siamo già occupati tempo fa. Il non averlo onorato costituisce per i Maio un grosso problema, tanto da reagire in maniera feroce e scomposta con una citazione davanti al tribunale competente e con una richiesta quasi fantascientifica. Chiede, infatti, la modica cifra di 361.519,98 euro per i rifiuti canosini accolti in discarica e non pagati come da accordo; 5.601.508,12 euro per le royalty versate in questi anni delle quali chiede la ripetizione (vuole indietro i soldi), nonché altri 315.330 euro per i rifiuti speciali smaltiti, sempre dal comune di Canosa, a titolo gratuito.


Ma non finisce qui, perché il virtuoso Maio pretende perfino che il Comune venga condannato al pagamento di 2.316.928,76 euro per l’acquisto dei terreni circostanti, avendo confidato in un per lui automatico parere positivo alla nuova discarica e di 400 mila euro per il costo del progetto. Non si accontenta, perché anche i lucri cessanti (i soldi che avrebbe dovuto incassare e che invece non vedrà) rientrano nel danno che, a suo dire, avrebbe subito; così come gli interessi, le spese legali e le rivalutazioni monetarie (ma non dovevano bastare gli interessi a coprirle?). In parole povere, Maio chiede che nell’udienza del 24 aprile 2013, il giudice ordinario decreti ex-cathedra il fallimento contabile del Comune di Canosa, data l’enormità della cifra richiesta. Lo fa mentre non si è ancora conclusa una conferenza di servizi che dovrebbe decidere proprio in merito alla questione dell’ampliamento della discarica e dopo che il Comune ha blindato le sue riserve finanziarie con una delibera di luglio scorso. E che farà se anche la conferenza di servizi dovesse concludersi sfavorevolmente per il signore delle discariche? Denuncerà tutti i soggetti che ne hanno fatto parte e che non hanno mostrato verso il patron un atteggiamento supino?
Intanto mi chiedo chi potrebbe essere mai quel giudice tanto draconiano quanto voglioso di finire sulle pagine di tutti i giornali nazionali e magari anche alla CNN, che potrebbe dare ragione a Maio, se è vero, come è vero, che Maio è atteso in un altro tribunale, quello di Lanciano ma alla sbarra, il 7 novembre 2013 per rispondere di evasione fiscale e di illegittimità nella concessione di sponsorizzazioni sportive. Una storia piuttosto antipatica che arricchisce il carnet di procedimenti giudiziari che i Maio possono vantare a loro carico. Un’inchiesta nata dalla denuncia del fratello Giovanni (non del Foscolo, ma di Maio) per fraudolenta estromissione dall’azienda di famiglia, oltre che strane sponsorizzazioni a squadre di calcio e pallavolo. Per non parlare di una condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione comminata allo stesso Maio nel 2010 per aver nascosto al fisco circa 5 milioni e mezzo di euro negli anni dal 2002 al 2005.


Sabino Saccinto

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Pubblicato il 20/12/2012 h 16:51:18
Modificato il 15/01/2014 h 12:54:02

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